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RIVA. Paolo Malvinni, esperto di comunicazione, laureato a Bologna con il professor Umberto Eco, da una trentina di anni opera nei servizi culturali: prima nel comune di Riva, ora a Trento.
A Riva ha curato la Stagione di Prosa e inventato manifestazioni di successo come “Il pubblico narratore” e “Suoni del mondo”. Come autore ha raccontato, tra le diverse storie, l'avventura delle galee che scavalcarono i monti per raggiungere il Garda. In maggio andrà in scena un suo nuovo spettacolo sulla figura del poeta armeno Varujan, scritto per l'amico musicista Daniel Demirci e la voce di Sabrina Simonetto. Ma di questo parleremo un'altra volta. Ora ci interessa la sua opinione su quello che sta succedendo alla Spiaggia degli Olivi, un “tema caldo” per tanti rivani che avevano sperato in un rilancio, anche culturale, immediato.
Spiaggia degli Olivi, sembrava un traguardo tagliato. O no?
«E' una faccenda che mi sta a cuore, come a molti rivani ed è più importante di quanto possa sembrare, perché riguarda la socialità e l'economia locale. Molta gente, ed io tra loro, considera la Spiaggia degli Olivi come il luogo che dovrebbe già essere il locale più vivace e brillante della costa altogardesana, proprio perché si può realizzarvi una progettualità pubblica e di pubblico interesse, con una gestione (si spera dinamica) di privati».
E invece siamo ancora in alto mare?
«Invece non si capisce cosa stia succedendo e tante delle decisioni prese paiono assurde. Una per tutte: serviva un altro ristorante a Riva? La ristorazione per forza di cose ingessa un locale, impedisce una fruizione dinamica di chiacchiere, musica, ascolto. E a proposito di ristoranti, non si sentono pronunciare idee, ma solo stilare dei menu: “Dal cappuccino al digestivo”, oppure, l'ultima novità, “dalla brioche alla pizza!” Ma le ragioni di fondo e i propositi? Boh!»
Cosa nasconde questo boh?
«L'impressione che ci siano luoghi dove le cose vengono decise e poi fatte passare in modo “democratico”. Eppure mai come oggi la gente è in grado di partecipare, di dire la sua opinione e portare la propria esperienza, per migliorare le cose. I vari responsabili e i politici sono come “vestiti di piombo”, tetragoni, pronti a mostrarti plichi di carte che dimostrano la “corretta ineluttabilità della decisione presa”. Pensa che qualche giorno fa ho incontrato uno dei massimi responsabili per la SdO e gli ho detto con franchezza, “Sai, sono tra i tanti cittadini delusi per la piega che la cosa ha preso.” E sai cosa mi ha risposto? “Anche io” mi ha detto. Capito? Così non è mai colpa di nessuno. E a noi, per non piangere, non resta che riderci sopra!»
Malvinni ha delle ricette da suggerire?
«Spiaggia degli Olivi è in effetti un luogo difficile. E' impregnato della sua storia, e pure paradossalmente indebolito dalla sua condizione di intoccabile monumento architettonico. Inoltre è caricato di aspettative diverse e spesso contraddittorie (ricordi, emozioni, desideri di festosità, divertimento, promozione del territorio, voglia di cultura..), quindi non si può dare una soluzione-ricetta in due righe. Direi che un luogo così complesso dovrebbe tornare ad essere amato non per il suo passato ma per il suo presente e per il suo potenziale, quindi andrebbero attivati comportamenti e fatti che sono l'esatto contrario di quelli messi in atto fino ad oggi».
Può darsi che, visti i tempi, i margini di manovra tra la voglia di realizzare progetti e la necessità di far quadrare i conti siano piuttosto stretti.
«E' così, ma se è vero che la Spiaggia degli Olivi deve offrire una nuova occasione per riaccendere il divertimento e promuovere iniziative interessanti, il gestore dovrebbe trovare il modo di dialogare con la città, le associazioni, i giovani più creativi. Creare un luogo d'uso collettivo, Invece, anche vista dall'esterno la struttura sembra un club privato tutt'altro che inclusivo. E' esclusiva. Legittimo, certo, ma non lì. Oppure la società proprietaria dica che aveva scherzato, che voleva soltanto spuntare un buon affitto annuale. Allora tutto sarebbe più chiaro e si potrebbe cominciare a discuterne davvero».
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