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TRENTO. L'assessore Olivi lo definisce un fulmine a ciel sereno, certo è che non ha digerito benissimo il fatto che il giorno prima dell'annuncio dei licenziamenti, proprio lui stava nello stabilimento ad applaudire attività e gestione della Whirlpool trentina. «Non ne sapevamo nulla, lo abbia scoperto dalle agenzie di stampa» dice a denti stretti, facendo buon viso a cattivo gioco. La Provincia ha storto il naso per le modalità di comunicazione, anche perché piazza Dante ha dato una grossa mano alla multinazionale nel momento in cui c'era da supportare l'attività. E va anche detto che l'istituzione non ha fatto una gran bella figura, cadendo dalle nuvole in questo modo.
«Noi - dice Dellai - siamo per la concertazione. Se ci dicevano qualcosa prima sarebbe stato meglio, ma conosciamo le logiche di queste aziende che prendono decisioni a tavolino in una manciata di minuti dall'altra parte del mondo». Dissimula il presidente, ma l'episodio ha dato parecchio fastidio. Tanto che Confindustria, altrettanto irritata, ha convocato nel pomeriggio di ieri l'assessore Olivi e il direttore dello stabilimento di Spini per spiegarsi e chiarirsi.
«Sono molto amareggiato - ha detto Olivi - perché non ci aspettavamo di essere tenuti all'oscuro. Siamo andati in visita proprio lì per sottolineare come, nonostante le difficoltà, anche una multinazionale mantiene gli impegni. E l'accordo di mantenimento dell'occupazione sulle 480 unità lavorative era stato siglato solo poche settimane fa con il pieno consenso dell'azienda». Ma ora il problema non è tanto di forma, quanto di sostanza. Il colosso deve far fronte in Europa ad una situazione molto dura ed ha varato un piano di contenimento dei costi per il personale che prevede per la sola Italia mille licenziamenti.
«Nel dramma annunciato - spiega Olivi - allo stabilimento di Trento va meno peggio che altrove. Si parla di tagli che possono variare da 50 a 100 lavoratori, ma consideriamo che a Varese spariranno 600 posti, 180 a Napoli e 130 a Siena. Questo non vuol dire che noi possiamo esultare, tutt'altro. In accordo con i sindacati vedremo di mettere in campo tutti gli strumenti di cui disponiamo prima di tutto per salvare quanti più posti di lavoro sarà possibile. E poi saremo pronti ad attivare gli strumenti di accompagnamento e di sostegno sociale».
Oggi l'azienda occupa 530 persone circa ed ha in essere un accordo con la Provincia che garantisce un'occupazione minima di 480 persone, cifra che corrisponde alle unità lavorative a tempo pieno. «Un accordo - dice Olivi - che l'azienda aveva sottoscritto spontaneamente, quindi ritenuto congruo e che avrebbe dovuto garantire una solida presenza nello stabilimento trentino. Ci confortava anche il fatto che quello di Spini è stato il primo sito europeo della multinazionale ad avviare un progetto di riduzione dei costi e forse anche questo aspetto, tutto sommato, ha provocato un impatto minore rispetto agli altri stabilimenti».
Il presidente Dellai mette in guardia: «Mettiamoci il cuore in pace: ci saranno altri casi come questo vista l'aria che tira. Si tratta di affrontarli senza andare nel panico. Premesso che ogni posto di lavoro va difeso con i denti, credo che mettendo assieme prepensionamenti, contratti di solidarietà e ammortizzatori sociali assieme ai sindacati riusciremo a contenere il problema».
«Noi - dice Dellai - siamo per la concertazione. Se ci dicevano qualcosa prima sarebbe stato meglio, ma conosciamo le logiche di queste aziende che prendono decisioni a tavolino in una manciata di minuti dall'altra parte del mondo». Dissimula il presidente, ma l'episodio ha dato parecchio fastidio. Tanto che Confindustria, altrettanto irritata, ha convocato nel pomeriggio di ieri l'assessore Olivi e il direttore dello stabilimento di Spini per spiegarsi e chiarirsi.
«Sono molto amareggiato - ha detto Olivi - perché non ci aspettavamo di essere tenuti all'oscuro. Siamo andati in visita proprio lì per sottolineare come, nonostante le difficoltà, anche una multinazionale mantiene gli impegni. E l'accordo di mantenimento dell'occupazione sulle 480 unità lavorative era stato siglato solo poche settimane fa con il pieno consenso dell'azienda». Ma ora il problema non è tanto di forma, quanto di sostanza. Il colosso deve far fronte in Europa ad una situazione molto dura ed ha varato un piano di contenimento dei costi per il personale che prevede per la sola Italia mille licenziamenti.
«Nel dramma annunciato - spiega Olivi - allo stabilimento di Trento va meno peggio che altrove. Si parla di tagli che possono variare da 50 a 100 lavoratori, ma consideriamo che a Varese spariranno 600 posti, 180 a Napoli e 130 a Siena. Questo non vuol dire che noi possiamo esultare, tutt'altro. In accordo con i sindacati vedremo di mettere in campo tutti gli strumenti di cui disponiamo prima di tutto per salvare quanti più posti di lavoro sarà possibile. E poi saremo pronti ad attivare gli strumenti di accompagnamento e di sostegno sociale».
Oggi l'azienda occupa 530 persone circa ed ha in essere un accordo con la Provincia che garantisce un'occupazione minima di 480 persone, cifra che corrisponde alle unità lavorative a tempo pieno. «Un accordo - dice Olivi - che l'azienda aveva sottoscritto spontaneamente, quindi ritenuto congruo e che avrebbe dovuto garantire una solida presenza nello stabilimento trentino. Ci confortava anche il fatto che quello di Spini è stato il primo sito europeo della multinazionale ad avviare un progetto di riduzione dei costi e forse anche questo aspetto, tutto sommato, ha provocato un impatto minore rispetto agli altri stabilimenti».
Il presidente Dellai mette in guardia: «Mettiamoci il cuore in pace: ci saranno altri casi come questo vista l'aria che tira. Si tratta di affrontarli senza andare nel panico. Premesso che ogni posto di lavoro va difeso con i denti, credo che mettendo assieme prepensionamenti, contratti di solidarietà e ammortizzatori sociali assieme ai sindacati riusciremo a contenere il problema».
