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VILLA LAGARINA. Il lago di Cei come l'Adriatico. Non in termini di richiamo turistico, per fortuna, ma nell'aspetto esteriore, purtroppo. In questi giorni il lago incastonato tra Cimana e le tre cime del Bondone è quasi completamente ricoperto da cascami di vegetazione e somiglia tanto al mare romagnolo che negli anni scorsi era ricoperto da uno strato di alghe, la mucillaggine. Un lago brutto da vedersi e che non invoglia certo a immergersi per un bagno refrigerante in questi giorni torridi. La cosa non è passata inosservata ai visitatori della struttura di proprietà dei Vigili del Fuoco, ai turisti di giornata e agli albergatori, delusi prima per un'estate troppo piovosa, poi per un lago poco attraente.
Il brontolio si è rapidamente esteso e in poco tempo è arrivato alle orecchie dell'amministrazione comunale. Il lago è però un biotopo da quasi 20 anni e quindi viene gestito dalla Provincia. Il che significa che per tagliare anche un solo un filo d'erba è necessario chiedere l'autorizzazione in piazza Dante e poi attendere con fiducia l'arrivo degli operai. Ma il loro arrivo non è sempre stato ben accolto. Da quando è sotto la particolare tutela, più di dieci anni, i problemi sono continuamente aumentati per un lago che naturalmente tende a stagnare. Prima lo smodato proliferare di alghe e ninfee sradicate a più riprese e con modi diversi, poi il livello dell'acqua troppo basso, qundi la decisione di allargare il bacino idrico con le ruspe con risultati quantomeno discutibili e poco comprensibili dalla gente, che si è vista vietata una delle rive del lago più suggestive e sostituita con acqua stagnante subito aggredita da ninfee, canneti e zanzare.
In questi giorni sono all'opera i sommozzatori per sfoltire il più possibile la gran quantità di alghe. Un intervento poco tempestivo che ha spinto il sindaco di Villa, Alessio Manica, a chiedere di poter gestire assieme il lago: «Il lago viene pulito ogni anno - spiega Manica - una pulizia necessaria per estirpare la folta vegetazione che cresce sul fondo e tende a ridurre il lago a palude. Nel tempo sono stati fatti diversi interventi, con l'escavatore, con una draga e ora, da qualche giorno, con i sommozzatori. Non conosco le motivazioni, ma quel che è sicuro è che quest'anno l'intervento di pulizia è stato fatto molto in ritardo e oggi si vedono gli operai della Provincia agire in piena stagione turistica. Le alghe sottomarine sono strappate, ma le parti residue delle piante vengono a galla e lì marciscono dando questo brutto effetto. La stagione turistica del lago di Cei dura poco, molto meno degli altri laghi trentini, direi quattro o sei settimane l'anno, e non possiamo gettare al vento una stagione perché il lago è poco attraente. Al lago non vanno solo i turisti, ma anche i residenti della comunità e penso che sarebbe corretto se potessimo sederci a un tavolo e gestire lo specchio d'acqua assieme alla Provincia, e operare degli interventi non solo esclusivamente ambientali - conclude il sindaco - ma anche per la fruizione del luogo da parte della comunità e dei turisti».
Un metodo per evitare anche delle azioni sul lago giuste sulla carta, ma che possono avere delle conseguenze dannose se non si conoscono bene le dinamiche e le peculiarità del lago. Altrimenti bisognerà rassegnarsi a vedere il lago trasformarsi gradualmente in una palude.
Il brontolio si è rapidamente esteso e in poco tempo è arrivato alle orecchie dell'amministrazione comunale. Il lago è però un biotopo da quasi 20 anni e quindi viene gestito dalla Provincia. Il che significa che per tagliare anche un solo un filo d'erba è necessario chiedere l'autorizzazione in piazza Dante e poi attendere con fiducia l'arrivo degli operai. Ma il loro arrivo non è sempre stato ben accolto. Da quando è sotto la particolare tutela, più di dieci anni, i problemi sono continuamente aumentati per un lago che naturalmente tende a stagnare. Prima lo smodato proliferare di alghe e ninfee sradicate a più riprese e con modi diversi, poi il livello dell'acqua troppo basso, qundi la decisione di allargare il bacino idrico con le ruspe con risultati quantomeno discutibili e poco comprensibili dalla gente, che si è vista vietata una delle rive del lago più suggestive e sostituita con acqua stagnante subito aggredita da ninfee, canneti e zanzare.
In questi giorni sono all'opera i sommozzatori per sfoltire il più possibile la gran quantità di alghe. Un intervento poco tempestivo che ha spinto il sindaco di Villa, Alessio Manica, a chiedere di poter gestire assieme il lago: «Il lago viene pulito ogni anno - spiega Manica - una pulizia necessaria per estirpare la folta vegetazione che cresce sul fondo e tende a ridurre il lago a palude. Nel tempo sono stati fatti diversi interventi, con l'escavatore, con una draga e ora, da qualche giorno, con i sommozzatori. Non conosco le motivazioni, ma quel che è sicuro è che quest'anno l'intervento di pulizia è stato fatto molto in ritardo e oggi si vedono gli operai della Provincia agire in piena stagione turistica. Le alghe sottomarine sono strappate, ma le parti residue delle piante vengono a galla e lì marciscono dando questo brutto effetto. La stagione turistica del lago di Cei dura poco, molto meno degli altri laghi trentini, direi quattro o sei settimane l'anno, e non possiamo gettare al vento una stagione perché il lago è poco attraente. Al lago non vanno solo i turisti, ma anche i residenti della comunità e penso che sarebbe corretto se potessimo sederci a un tavolo e gestire lo specchio d'acqua assieme alla Provincia, e operare degli interventi non solo esclusivamente ambientali - conclude il sindaco - ma anche per la fruizione del luogo da parte della comunità e dei turisti».
Un metodo per evitare anche delle azioni sul lago giuste sulla carta, ma che possono avere delle conseguenze dannose se non si conoscono bene le dinamiche e le peculiarità del lago. Altrimenti bisognerà rassegnarsi a vedere il lago trasformarsi gradualmente in una palude.
