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TRENTO. L’Antitrust boccia il progetto per sviluppare la rete a banda larga di nuova generazione (Ngn) frutto di una partnership tra la Provincia di Trento e Telecom Italia. «L’auspicio è che vengano riesaminate le modalità dell’accordo – si legge nel bollettino dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato – perché è mancata una vera e propria gara». Condizione necessaria secondo l’Authority per rispettare i principi a tutela della concorrenza. «La selezione del socio privato di una società mista – si legge ancora nel provvedimento - da parte di un’amministrazione deve avvenire sempre con una procedura competitiva ad evidenza pubblica. La scelta discrezionale dell’ente, consistente nell’individuazione di Telecom Italia come socio privato della società Trentino Ngn è in contrasto con i principi a tutela della concorrenza, perché attribuisce all’operatore, un indebito vantaggio concorrenziale nei confronti dei concorrenti». Aver consultato informalmente altri operatori potenzialmente interessati non è, secondo l’Agcm una condizione sufficiente per garantire la parità di trattamento in quanto non ancorata a rigorosi criteri di imparzialità, pubblicità e trasparenza. La decisione dell’organo di vigilanza segue all’apertura, nel mese di luglio scorso, di un’indagine da parte dell’Unione europea sulla joint venture fra la Provincia di Trento e Telecom Italia.
La commissione europea intende chiarire se il progetto, comporta un uso distorto di risorse pubbliche, violando la normativa in materia di aiuti di stato e se possa arrecare un danno alla concorrenza in un settore cruciale come quello delle Ngn.
Secondo il presidente della Provincia (con delega all’Ict e all’innovazione) Lorenzo Dellai, «l’interpretazione dell’autorità garante è frutto probabile di un equivoco che nei prossimi giorni i competenti uffici avranno modo di chiarire». La Provincia sostiene che la scelta di Telecom è avvenuta nel rispetto delle norme. «L’individuazione del partner - continua Dellai - è la conseguenza di un trasparente, sostanziale e costante dialogo con i soggetti interessati. Dialogo che, nel richiedere la condivisione dei piani industriali di medio periodo (tre anni) dei vari soggetti per verificarne la compatibilità ed integrabilità col progetto che si andava a definire, non poteva che comportare l’accettazione di regole di riservatezza e non divulgazione delle informazioni acquisite. La Provincia, comunque, «provvederà a meglio qualificare l’iter di individuazione e condivisione dei partner dell’iniziativa, che sicuramente è avvenuta nel rispetto delle norme nazionali e comunitarie».
Proteste arrivano dalla Lega Nord, che nel mese di luglio aveva chiesto attraverso la consigliera Franca Penasa, di accedere ad una delibera con la quale la Provincia autorizzava impegni di spesa a favore di Telecom. Accesso agli atti che era stato negato con il presupposto della riservatezza dovuta alla natura imprenditoriale dell’accordo e agli impegni presi in sede di negoziazione tra Telecom e la Provincia.
«Ricordiamo – dice Penasa – che in un apposito question time elaborato con il collega Mario Casna abbiamo chiesto come mai la Giunta non abbia ritenuto indispensabile attendere la decisione della commissione europea prima di investire ingenti risorse della comunità nel progetto. Il problema sta nell’affidabilità e nella credibilità delle risposte che abbiamo ricevuto».
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