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TRENTO. Le donne trascinano la crescita del lavoro in Trentino. Tra i segnali positivi, aumentano le assunzioni dei giovani. Cala l’occupazione maschile, mentre i lavoratori stranieri se ne vanno. Il tutto in un quadro di ripresa economica che nei numeri si consolida al punto da consentire all’assessore Alessandro Olivi e al presidente dell’Agenzia del Lavoro Riccardo Salomone di parlare di un quadro positivo e di superamento della crisi dopo anni laceranti, superati assieme, con la logica della solidarietà. Ecco il quadro presentato ieri nell’ambito del Rapporto 2017 sull’occupazione in Trentino.
Il quadro generale
Isabella Speziali (Agenzia del Lavoro) ha fotografato la situazione d’insieme: «Ci sono segnali di ripresa. Dopo lo +0,9% del 2014 e il +1,1% del 2016, le stime suggeriscono che quest’anno il Pil trentino si attesterà tra l’1,6% e l’1,7%». Nel primo semestre 2017, i fatturati hanno visto una crescita del +2,5%, con una produzione in aumento del +4,2%; gli ordinativi crescono del +1,1%. I numeri sono trainati dal manifatturiero e dal turismo, che ha visto un +6,2% negli arrivi su base semestrale, con un +4,3% nelle presenze. Significativo è l’aumento dei turisti italiani. Ancora male il comparto estrattivo e le costruzioni, cala anche il commercio (-3,3%).
L’occupazione
Sul versante dei posti di lavoro, dopo che il 2016 si era chiuso con un risultato peggiore rispetto al 2015 (-0,6%, risultato in controtendenza rispetto alla crescita del Nord-est), il primo semestre 2017 offre un leggero miglioramento. Speziali: «Il tasso di occupazione passa dal 66% al 66,3%. Sono cresciute le assunzioni (+6,9%), con i grandi exploit dei settori terziario (+18,1%), secondario (+21,4%), manifatturiero (+25,7%). Al contrario non cresce l’occupazione in agricoltura, in seguito alle gravi crisi meteorologiche e che hanno portato le imprese agricole a confermare tutt’al più l’occupazione esistente».
Cala il ricorso alla cassa integrazione nei primi 9 mesi dell’anno, con una diminuzione di 215.000 ore (-17,7%), mentre il tasso di disoccupazione scende dal 7,1% del 2016 al 6,4% (-0,7%).
Donne al lavoro
Si rafforza la presenza femminile sui posti di lavoro (+3,6%). «Non si è realizzato il fattore di scoraggiamento femminile tipico delle altre crisi storiche: è cresciuto il fattore terziario, tradizionalmente più ospitale per le lavoratrici» ha dichiarato Isabella Speziali. Il calo dell’industria ha portato al contrario alla sofferenza della componente maschile: meno numerosi i maschi al lavoro (-2,1%).
Giovani
Nell’anno 2016 si era registrato un dato preoccupante in relazione alle fasce d’età più colpite dalla mancanza di lavoro, con la centralità della fascia tra i 25 e i 34 anni. «È un dato preoccupante - ha detto Speziali - perché quella dovrebbe essere tra la fasce più presenti e produttive sul mercato del lavoro». C’è però un segnale positivo, proprio per quanto riguarda i giovani: nel primo semestre del 2017, il 70% delle nuove assunzioni (7.000 assunzioni in più) ha visto coinvolte persone tra i 15 e i 34 anni.
Stranieri
Scende il numero di stranieri, che arrivano ad attestarsi all’8,6% della popolazione.
«Gli stranieri che lasciano il Trentino lo fanno perché lamentano occupazioni non stabili, part-time e lavori usuranti. Il Trentino vede invertirsi il trend che dagli anni ’90 lo vedeva come destinazione privilegiata dei migranti».
Cresce il part-time
Ciò che contraddistingue il Trentino è una continuità nei livelli occupazionali nel corso degli anni della crisi, che non si sono mai discostati considerevolmente dalla media.
Speziali precisa però come siano i part-time a tenere in alto questo parametro: «Dal 2012 la tenuta dei livelli occupazionali è determinata dall’esplosione dei contratti a tempo parziale, passati dal 18,7% al 22,4% (in valore assoluto, da 42.100 a 51.800)».
Un aspetto riconosciuto anche dall’Agenzia del lavoro come elemento di criticità significativa, perché i lavori part-time spesso non consentono di avere un’autonomia economica che consenta di vivere con serenità.
Il quadro generale
Isabella Speziali (Agenzia del Lavoro) ha fotografato la situazione d’insieme: «Ci sono segnali di ripresa. Dopo lo +0,9% del 2014 e il +1,1% del 2016, le stime suggeriscono che quest’anno il Pil trentino si attesterà tra l’1,6% e l’1,7%». Nel primo semestre 2017, i fatturati hanno visto una crescita del +2,5%, con una produzione in aumento del +4,2%; gli ordinativi crescono del +1,1%. I numeri sono trainati dal manifatturiero e dal turismo, che ha visto un +6,2% negli arrivi su base semestrale, con un +4,3% nelle presenze. Significativo è l’aumento dei turisti italiani. Ancora male il comparto estrattivo e le costruzioni, cala anche il commercio (-3,3%).
L’occupazione
Sul versante dei posti di lavoro, dopo che il 2016 si era chiuso con un risultato peggiore rispetto al 2015 (-0,6%, risultato in controtendenza rispetto alla crescita del Nord-est), il primo semestre 2017 offre un leggero miglioramento. Speziali: «Il tasso di occupazione passa dal 66% al 66,3%. Sono cresciute le assunzioni (+6,9%), con i grandi exploit dei settori terziario (+18,1%), secondario (+21,4%), manifatturiero (+25,7%). Al contrario non cresce l’occupazione in agricoltura, in seguito alle gravi crisi meteorologiche e che hanno portato le imprese agricole a confermare tutt’al più l’occupazione esistente».
Cala il ricorso alla cassa integrazione nei primi 9 mesi dell’anno, con una diminuzione di 215.000 ore (-17,7%), mentre il tasso di disoccupazione scende dal 7,1% del 2016 al 6,4% (-0,7%).
Donne al lavoro
Si rafforza la presenza femminile sui posti di lavoro (+3,6%). «Non si è realizzato il fattore di scoraggiamento femminile tipico delle altre crisi storiche: è cresciuto il fattore terziario, tradizionalmente più ospitale per le lavoratrici» ha dichiarato Isabella Speziali. Il calo dell’industria ha portato al contrario alla sofferenza della componente maschile: meno numerosi i maschi al lavoro (-2,1%).
Giovani
Nell’anno 2016 si era registrato un dato preoccupante in relazione alle fasce d’età più colpite dalla mancanza di lavoro, con la centralità della fascia tra i 25 e i 34 anni. «È un dato preoccupante - ha detto Speziali - perché quella dovrebbe essere tra la fasce più presenti e produttive sul mercato del lavoro». C’è però un segnale positivo, proprio per quanto riguarda i giovani: nel primo semestre del 2017, il 70% delle nuove assunzioni (7.000 assunzioni in più) ha visto coinvolte persone tra i 15 e i 34 anni.
Stranieri
Scende il numero di stranieri, che arrivano ad attestarsi all’8,6% della popolazione.
«Gli stranieri che lasciano il Trentino lo fanno perché lamentano occupazioni non stabili, part-time e lavori usuranti. Il Trentino vede invertirsi il trend che dagli anni ’90 lo vedeva come destinazione privilegiata dei migranti».
Cresce il part-time
Ciò che contraddistingue il Trentino è una continuità nei livelli occupazionali nel corso degli anni della crisi, che non si sono mai discostati considerevolmente dalla media.
Speziali precisa però come siano i part-time a tenere in alto questo parametro: «Dal 2012 la tenuta dei livelli occupazionali è determinata dall’esplosione dei contratti a tempo parziale, passati dal 18,7% al 22,4% (in valore assoluto, da 42.100 a 51.800)».
Un aspetto riconosciuto anche dall’Agenzia del lavoro come elemento di criticità significativa, perché i lavori part-time spesso non consentono di avere un’autonomia economica che consenta di vivere con serenità.
