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TRENTO. Di fronte ad un mondo in continuo cambiamento, caratterizzato dalla velocità negli scambi di merci, comunicazioni ed idee, l’Italia sembra rimanere ferma. Il nostro paese nell’ ultimo anno e mezzo ha visto le dimissioni del presidente del Consiglio, la guida di un governo tecnico, elezioni che hanno visto attribuire il 25% delle preferenze ad un movimento mai esistito sulla scena politica italiana per poi ritrovarsi di nuovo per due mesi senza un governo. «Le elezioni del presidente della Repubblica sono l’ennesima prova che nel nostro paese il cambiamento non è avvenuto e non avverrà nel breve periodo» dice Alessio Gracis, uno degli organizzatori del flash mob tenutosi ieri in Piazza Duomo. Il sentimento generalizzato tra i più giovani e non di fronte alla rielezione di Giorgio Napolitano stenta a definirsi indignata: nei volti di chi incontriamo regna lo stupore. «Il nostro è un gesto simbolico, perché chi prova lo stesso sentimento di impotenza di fronte ad una classe politica che non vuole cambiare possa confrontarsi con chi la pensa come lui», continua Alessio. L’idea del flash mob nasce durante la serata di sabato 20 Aprile, quando era ormai noto che per la prima volta nella storia della Repubblica la carica di capo dello Stato sarebbe durata 14 anni, il doppio di ciò che prevede la Costituzione. La potenza comunicativa di Facebook ha fatto il resto: #oggisiparte il nome della manifestazione, per cui più di 100 giovani si sono presentati in Piazza Duomo con valigie e zaini «pronti a partire: ma non dall’ Italia, che è il paese che amiamo, ma verso il cambiamento, verso orizzonti nuovi e diversi che chi ci rappresenta ha perso di vista» dice Antonio Sicilia, tra gli organizzatori. Elena Calsamiglia, studentessa di 21 anni, osserva che «tra il popolo e la classe politica c’è un abisso, il fatto che anche la base del Pd abbia reagito alle scelte di Bersani lo dimostra. Visto che nessuno si muove più in questo paese, oggi lo facciamo noi». L’incontro si sposta poi nell’ atrio del Comune , dove nasce un momento di dialogo tra i ragazzi, scrivendo e spiegando le motivazioni che hanno condotto a questo stallo politico: si parla della necessità di un ricambio generazionale, che raggiunge il suo massimo esempio nell’avere per altri 7 anni un presidente della Repubblica di 87 anni. «C’è bisogno di una riforma culturale» dice Federica Barcatta, trentina di 22 anni, «le istituzioni sono lo specchio del nostro paese: il cambiamento deve venire prima di tutto tra i cittadini», un maggior rispetto per le istituzioni, sia dalla società civile che soprattutto da chi ne fa parte e ignora chiari precetti costituzionali. Un esempio di un modo sano di far politica proviene da questi ragazzi, con il dialogo e la propositività. La folla si scioglie e gli zaini ricoperti di slogan come “Voi rimanete fermi? Noi ce ne andiamo” si disperdono, dandosi appuntamento per una altri incontri simili nei prossimi giorni. L’elenco alla pagina Facebook “#oggi si parte”.
