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TRENTO. Per Luciano Vitelli il Natale sarà all’insegna della disperazione e della paura: il rischio o meglio la certezza è quello di ritrovarsi in strada il prossimo mese quando, il 27 gennaio, si procederà allo sfratto dall’appartamento Itea dove abita a San Lazzaro.
La sua è una storia che non ha senso se si pensa che esista ancora un briciolo d’umanità. Al contrario la sua vicenda ha un senso se la consideriamo da un punto di vista solo burocratico. Luciano ha 66 anni, trenta dei quali passati a lavorare in cava. Ha un’invalidità permanente per la quale sono in corso le valutazioni medico legali quindi non ancora riconosciuta, ma di fatto ha gravi difficoltà motorie: «Ho piedi e ginocchia distrutte e sarei nelle condizioni di chiamare un’ambulanza per farmi ricoverare per un intervento chirurgico, ma non lo faccio perché ho paura di ritrovarmi senza casa».
Il problema è che ha un Icef che supera i limiti previsti da Itea di 1 centesimo di punto. I dettagli tecnici della vicenda li fornisce il suo avvocato: «La revoca dell’appartamento che nel caso di Itea non segue il normale iter di uno sfratto, in quanto immediatamente esecutiva, si basa su due motivi. Il primo è la situazione debitoria pregressa - per altro ripianata - e la seconda è data dal fatto che il mio cliente supera di un centesimo di punto l’Icef di legge.
Luciano avrebbe compiuto i 65 anni, che di fatto impedirebbero la revoca dell’appartamento che Itea considera però compiuti durante la proroga e non nell’anno corrente e così per uno scarto di pochi mesi e di un centesimo di punto Luciano Vitelli dovrebbe abbandonare il suo appartamento. Consideriamo anche che in questa situazione non paga un canone moderato o ridotto».
C’è da dire che da anni il comitato spontaneo degli inquilini Itea chiede un adeguamento dell’aliquota Irpef a parametri più attuali, ma la richiesta non è mai stata presa in considerazione. Su queste basi però Itea sembra avere ragione. Dice Luciano: «Riconosco che la mia è una situazione alquanto complessa, ma mi domando come posso essere gettato in strada senza un briciolo di umanità».
Ma non è rimasto fermo. «Le ho provate tutte, dalle assistenti sociali che si sono rivelate totalmente inutili; all’avvocato che dopo aver scritto una lettera si è arreso, ed ora mi sono rivolto a quello dei sindacati; ai politici che mi hanno ascoltato senza ottenere nulla; ho bussato più volte alla porta della presidente Francesca Gerosa, ma sono sempre stato bloccato dalla sua segretaria alla quale avrei dovuto spiegare i miei problemi. Adesso sono nella disperazione più assoluta».
Cosa pensa di fare? «Non ne ho la minima idea. Se mi faccio prendere dalla disperazione faccio cattivi pensieri o metto le mani addosso a qualcuno. Sono riuscito a controllarmi e sono certo che ci riuscirò ancora. Ma ormai spero solo in un miracolo». Il miracolo sarebbe che Itea sospendesse l’azione di sfratto per partire da un punto zero valutando l’attuale situazione – nel frattempo l’Icef è rientrata nei parametri – e che da parte dell’Inail si arrivasse alla certificazione dell’invalidità permanente in tempi brevi.
Ma si potrebbe anche variare temporaneamente il contratto applicando un normale canone di mercato, certo ci vuole la volontà di fare qualcosa. «Penso che dopo una vita di lavoro che ha compromesso la mia salute la casa dovrebbe essere un diritto non solo per me, ma per tutti i pensionati che non dovrebbero avere mai la preoccupazione di perdere la casa nella quale vivono. Ma purtroppo non è così».
E se il 27 dicembre dovesse arrivare, senza nessun cambiamento? «Non aprirò la porta e mi dovranno portare via con la forza».
È Natale, come lo passerà? «Con nessuna voglia di festeggiare e col terrore che questi possano essere gli ultimi giorni che vivo nel mio appartamento che ho difeso in tutti i modi. In certi periodi ho mangiato solo latte e pane perché con la pensione che prendo, dopo aver pagato l’affitto, le spese condominiali e le bollette spesso rimane ben poco. Forse non è niente, ma per me queste quattro mura sono davvero tanto, o meglio: sono tutto quello che ho».
A Babbo Natale vorrebbe chiedere...
«Che la burocrazia avesse un cuore invece che guardare le norme applicate meccanicamente, e desse spazio ad un poco di umanità. Con Itea si parla di edilizia popolare e la gente come me dovrebbe essere il suo popolo, ma ho poca fiducia».
Lasciamo Luciano con un po’ di tristezza, e con una sensazione di impotenza: quando il gigante della burocrazia si mette in moto è quasi impossibile fermarlo. In questo caso poi i numeri, anche se minimi, sono dalla sua parte. Ma una cosa rimane incredibile oggi: è mai possibile gettare in mezzo alla strada un sessantaseienne pensionato e invalido che ha lavorato per tutta la vita?
