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TRENTO Meglio conosciuto come “il barbiere-maratoneta”, Marco Patton (ex consigliere comunale eletto con la Lista civica) è il perfetto rappresentante della “squadra dei pedoni”. Lui ci parla dal campeggio in Calabria, per offrirci il suo punto di vista sui problemi sorti in questi giorni.
Ultimamente è montato un battibecco sulle piste ciclabili: i pedoni sono insorti contro i ciclisti che slalomeggiano tra la gente a grande velocità...
Certo, perché le piste ciclabili non sono concepite per gli allenamenti sportivi. Le piste sono fatte per le famiglie, che ultimamente hanno più tempo libero e lo spendono, giustamente, in attività all’aperto: per esempio sulle piste ciclabili, insieme ai bambini, magari anche coi cani. Chi vuole allenarsi, e quindi correre, dovrebbe andare altrove.
Altrove dove?
La Val di Cembra, per esempio, è perfetta (esclusa la zona di Albiano). In generale vanno bene tutte le piste collocate fuori dai centri abitati, perché è lì che si pone il vero problema di convivenza tra pedoni e ciclisti. Tra Trento e Rovereto per esempio, soprattutto nei tratti più vicini alle due città, c’è molto traffico; ma tra Rovereto e Ala non c’è nessuno. Anche la zona tra Levico e Borgo Valsugana è poco frequentata.
E in città che si fa? Lei sarebbe favorevole all’introduzione di un limite di velocità per i ciclisti? Per esempio: 10 km orari.
Mah, secondo me anche 10 km orari sono pericolosi se c’è tanta gente. D’altro canto, sarebbe ridicolo imporre il limite durante il periodo invernale, quando sulle piste circolano davvero poche persone.
E se il limite valesse solo per le zone e i momenti in cui ci sono molti pedoni?
Ecco, forse potrebbe anche andare bene. Più che altro come monito, per indurre le persone a prestare attenzione a ciò che fanno e ciò che hanno davanti. Insomma, in realtà ci vuole semplicemente buonsenso.
E se si separassero le piste ciclabili dai percorsi pedonali?
In effetti i tratti ciclo-pedonali sono un problema, perché sono luoghi sicuri per i ciclisti, ma non per i pedoni. Però secondo me non c’è bisogno di separare i percorsi: anche in Germania ci sono percorsi ciclo-pedonali, e non c’è un problema di convivenza perché c’è una cultura del ciclismo: i pedoni si mettono sempre da una parte, e i ciclisti hanno rispetto per i pedoni; e si rendono conto che sono comunque alla guida di un veicolo, per cui ogni manovra deve essere segnalata.
Quindi da dove si potrebbe partire?
Sono cose che vanno insegnate: in famiglia, nelle scuole, con l’aiuto di campagne pubblicitarie dei Comuni, con l’ausilio di una buona segnaletica stradale... bisogna imparare a convivere. (gi.fu)
