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TRENTO. Se la «norma di salvaguardia» tutela in parte il Trentino nei confronti dei sacrifici chiesti dallo Stato, la Provincia è comunque pronta ad arrivare fino alla Corte Costituzionale per cautelarsi su alcune questioni, a partire dalla «riserva all'erario», ovvero al gettito che spetterà a Roma. Intanto la giunta mette a punto la manovra provinciale: sgravi alle imprese per favorire la crescita.
Il giorno dopo il via libera in Senato alla contestata manovra bis, Lorenzo Dellai ha riunito ieri mattina al Lido Palace di Riva il suo esecutivo. All'ordine del giorno un primo confronto sui contraccolpi del provvedimento a livello locale e una verifica sulla «clausola di salvaguardia» che tutela le autonomie speciali e tiene conto del Patto di Milano sottoscritto dalla Provincia con il governo nel 2009.
Il presidente Dellai guarda avanti: «Prendiamo atto di questa manovra, anche se sappiamo che non sarà l'ultima e tra qualche mese ne servirà un'altra. Ora dobbiamo impostare bene la trattativa tecnica con il governo e decidere se impugnare prudenzialmente alcuni articoli della manovra davanti alla Corte Costituzionale». Piazza Dante dunque è pronta a dare battaglia fino alla Consulta, a partire dall'interpretazione che verrà data della cosiddetta «riserva all'erario», vale a dire la clausola che riserva allo Stato tutto o una parte del gettito derivante da nuove imposte o dall'aumento delle aliquote.
Per il momento mancano tabelle specifiche, anche se par di capire che la riserva non scatterà sull'aumento dell'Iva, i cui introiti dovrebbero quindi restare al Trentino per i 7 decimi. Il giudizio sulla manovra del governo è severo, ma per il governatore «non è il momento di atteggiamenti isterici»: «Dobbiamo tenere i nervi saldi ed essere classe dirigente. Nessuno ha la bacchetta magica ma dobbiamo fare il nostro lavoro, adesso dobbiamo concentrarci sulla nostra manovra per dare un segnale importante sulla crescita». Come? Sulla direzione di marcia ieri la giunta è tornata a confrontarsi, in un brainstorming a cui seguiranno altri momenti di confronto più approfondito sulle singole misure.
Due saranno i pilastri su cui poggerà il prossimo bilancio provinciale: riduzioni fiscali mirate per le imprese che creano sviluppo e riorganizzazione dell'apparato pubblico per contenere la spesa (con un taglio annunciato del 10%, pari a 120 milioni di euro).
Dopo tre anni passati a mettere in campo misure per difendere il sistema economico dalla crisi, ora la giunta vuole puntare sulla crescita guardando ai paesi del Nord Europa. Si lavorerà sulla leva fiscale, riducendo l'Irap alle aziende che reinvestono gli utili e per aiutare la nascita di nuove imprese. L'altro obiettivo - spiega l'assessore all'industria Alessandro Olivi - è di «personalizzare i sostegni alle imprese per gli investimenti importanti, in modo che l'aiuto pubblico produca un effetto-leva»: meno contributi diretti da parte della Provincia, che invece si esporrà per offrire garanzie alle banche in modo che queste sblocchino i crediti, e interventi di Trentino Sviluppo per sostenere le aziende mettendo a disposizione aree o immobili.
Il fisco andrà utilizzato per stimolare l'economia, sottolinea l'assessore agli enti locali Mauro Gilmozzi: «Dobbiamo evitare provvedimenti contraddittori, non ha senso che noi andiamo a ridurre le tasse mentre i Comuni ne mettono di nuove (messaggio indiretto sull'ipotesi di addizionale Irpef del Comune di Trento, ndr). Di fronte alla confusione nazionale, occorre trovare un'intesa per una manovra coerente, il patto di Milano ci può aiutare».
Il giorno dopo il via libera in Senato alla contestata manovra bis, Lorenzo Dellai ha riunito ieri mattina al Lido Palace di Riva il suo esecutivo. All'ordine del giorno un primo confronto sui contraccolpi del provvedimento a livello locale e una verifica sulla «clausola di salvaguardia» che tutela le autonomie speciali e tiene conto del Patto di Milano sottoscritto dalla Provincia con il governo nel 2009.
Il presidente Dellai guarda avanti: «Prendiamo atto di questa manovra, anche se sappiamo che non sarà l'ultima e tra qualche mese ne servirà un'altra. Ora dobbiamo impostare bene la trattativa tecnica con il governo e decidere se impugnare prudenzialmente alcuni articoli della manovra davanti alla Corte Costituzionale». Piazza Dante dunque è pronta a dare battaglia fino alla Consulta, a partire dall'interpretazione che verrà data della cosiddetta «riserva all'erario», vale a dire la clausola che riserva allo Stato tutto o una parte del gettito derivante da nuove imposte o dall'aumento delle aliquote.
Per il momento mancano tabelle specifiche, anche se par di capire che la riserva non scatterà sull'aumento dell'Iva, i cui introiti dovrebbero quindi restare al Trentino per i 7 decimi. Il giudizio sulla manovra del governo è severo, ma per il governatore «non è il momento di atteggiamenti isterici»: «Dobbiamo tenere i nervi saldi ed essere classe dirigente. Nessuno ha la bacchetta magica ma dobbiamo fare il nostro lavoro, adesso dobbiamo concentrarci sulla nostra manovra per dare un segnale importante sulla crescita». Come? Sulla direzione di marcia ieri la giunta è tornata a confrontarsi, in un brainstorming a cui seguiranno altri momenti di confronto più approfondito sulle singole misure.
Due saranno i pilastri su cui poggerà il prossimo bilancio provinciale: riduzioni fiscali mirate per le imprese che creano sviluppo e riorganizzazione dell'apparato pubblico per contenere la spesa (con un taglio annunciato del 10%, pari a 120 milioni di euro).
Dopo tre anni passati a mettere in campo misure per difendere il sistema economico dalla crisi, ora la giunta vuole puntare sulla crescita guardando ai paesi del Nord Europa. Si lavorerà sulla leva fiscale, riducendo l'Irap alle aziende che reinvestono gli utili e per aiutare la nascita di nuove imprese. L'altro obiettivo - spiega l'assessore all'industria Alessandro Olivi - è di «personalizzare i sostegni alle imprese per gli investimenti importanti, in modo che l'aiuto pubblico produca un effetto-leva»: meno contributi diretti da parte della Provincia, che invece si esporrà per offrire garanzie alle banche in modo che queste sblocchino i crediti, e interventi di Trentino Sviluppo per sostenere le aziende mettendo a disposizione aree o immobili.
Il fisco andrà utilizzato per stimolare l'economia, sottolinea l'assessore agli enti locali Mauro Gilmozzi: «Dobbiamo evitare provvedimenti contraddittori, non ha senso che noi andiamo a ridurre le tasse mentre i Comuni ne mettono di nuove (messaggio indiretto sull'ipotesi di addizionale Irpef del Comune di Trento, ndr). Di fronte alla confusione nazionale, occorre trovare un'intesa per una manovra coerente, il patto di Milano ci può aiutare».
