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TIONE. Prima cento, poi settanta. Oggi quaranta, o poco più. Compresi i dieci dipendenti degli uffici amministrativi. La storia della Marchesi di Tione è molto simile a quella di tante altre. Piena attività negli anni 70 e 80. Poi la delocalizzazione in Cina. Oggi la crisi. Il risultato è che una delle aziende più floride del capoluogo giudicariese mostra segni di difficoltà.
Negli stabilimenti di via Circonvallazione ormai il personale impiegatizio è in proporzione maggiore di quello degli operai. Da questa settimana tutti i dipendenti del gruppo alluminio devono rispettare una sosta forzata di quindici giorni. Per loro ci sono due settimane di cassa integrazione. Poi, al loro rientro, sarà il turno del gruppo ottone. Altri operai in cassa integrazione. E probabilmente uno stop per tutta l’azienda fino al 5 maggio. In futuro, per alcuni, c’è il rischio di non poter più varcare i cancelli dello stabilimento.
E lunedì prossimo, come hanno confermato i sindacalisti Roberto Grasselli della Fiom Cgil e Paolo Cagol della Fim Cisl, ci sarà un incontro con l’azienda. Poi un’assemblea con i lavoratori. Ditta dalle basi solide, fondata nel 1946, per decenni, la Fonderia Marchesi spa è stata garanzia di lavoro per molti operai. Specializzata nella produzione di maniglie e accessori in ottone, da alcuni anni ha allargato i propri orizzonti di mercato al settore alluminio. Una produzione più remunerativa, che l’ha portata ad essere una delle fornitrici di aziende leader dell’elettronica, come Alcatel e Siemens. Una produzione di pannelli per ripetitori: pezzi elettronici per il raffreddamento che hanno diversificato il core business iniziale. Imperniato su accessori in ottone per porte, finestre e serramenti in genere.
Da alcuni anni l’azienda ha aperto uno stabilimento in Cina. Da lì – dicono gli operai – oggi arrivano la maggior parte di maniglie e accessori in metallo. Il prodotto, come quasi tutte le aziende che hanno aperto catene all’estero, viene importato già finito. Negli stabilimenti non si fa altro che inscatolare e confezionare il prodotto, con il marchio dell’azienda. Per cui c’è sempre meno bisogno della manodopera locale. Ecco quindi il calo di ore, e la minor necessità di forza lavoro. Con la richiesta di giornate di cassa integrazione. In questi giorni – confermano i sindacati Fiom e Fim – la ditta Marchesi ha chiesto la cassa integrazione per 12 dipendenti del settore alluminio. Poi sarà il turno del reparto maniglieria. Già a gennaio, per tutto il mese non c’era stato lavoro. I venti di crisi si fanno sentire anche per aziende solide come questa: è dal 2007 che nella ditta si respira aria di congiuntura. Ma in questi giorni si è proprio ai minimi. I grandi capannoni occupano una vasta area all’uscita nord di Tione, verso la val Rendena. Ma i macchinari, che un tempo giravano a pieno regime, sono quasi fermi. Dopo la Molinari divani, un’altra importante realtà produttiva della zona mostra i segni di una congiuntura difficile. I sindacati consigliano cautela. C’è da superare questo difficile momento Se ci sarà ripresa bene. Altrimenti si ricorrerà ai contratti di solidarietà.
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