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TRENTO. Il “luganegometro” di Agnese Fontanari e colleghe non sbaglia mai. E ieri lo stand della macelleria di Sant’Orsola, in Val dei Mocheni, è stato preso d’assalto come ai tempi migliori. «Avremo raggiunto ormai qualche chilometro di luganeghe: quanto basta per una bella passeggiata», dicono Elisabetta, Jessica e Giorgia, che non hanno avuto un minuto libero per soddisfare le richieste dei clienti, in grande maggioranza extraregionali. «La domenica siamo sempre in tre, altrimenti non hai neppure il tempo di andare a fare la pipì», sorride una di loro. Ad andare a ruba gli insaccati a forma di stelle, alberelli, cuori e maialini, che piacciono anche da regalare.
Per avere dati più ufficiali bisogna rivolgersi alla polizia municipale, secondo la quale ieri alle 16 c’erano un’ottantina di pullman, che hanno creato tanto traffico ma nessun ingorgo. Questa la situazione “cristallizzata” a metà pomeriggio, ma l’organizzazione invita a considerare il continuo viavai di mezzi. «Se viene considerato il turn-over, i pullman sono molti di più», sottolinea Claudio Facchinelli, patròn del mercatino. «Nel week-end i miei collaboratori ne hanno contati quasi 200, la gran parte dei quali arrivati proprio oggi (ieri, ndr). Aiuta molto il tempo: la settimana è stata rovinata da quei due giorni di acqua, ma sabato e domenica l’afflusso è stato massiccio. Siamo molto contenti».
Alcuni “grandi vecchi” del mercatino confermano l’andamento registrato da Agnese Fontanari. Melchiore Redolfi, al 14° anno (e ultimo, ha annunciato) in piazza Fiera con le sue grappe della Valle dei Laghi, parla di «due giornate di pienone». I visitatori «consumano, anche se con più parsimonia, magari preferendo la bottiglia da 10 euro a quella da 20. Tireranno la cinghia dopo Natale... Quelli che ho sentito, inoltre, dicono tutti che Trento è meglio di Bolzano». Siamo ai livelli dell’anno scorso, che fu ottimo, anche se nel 2002-2003, nell’età dell’oro dei mercatini, ci fu il 30-40% di fatturato in più. Lo standista parla anche da presidente della circoscrizione centro storico: «La cosa bella, che mi soddisfa anche come amministratore, è che tutti apprezzano la città: non si fermano qui, ma visitano anche i mercatini della solidarietà e le piazze». A poca distanza c’è la “casetta” di Diego Guadagnin, qui da 15 anni con i suoi oggettini di legno firmati “Tradizioni” che vanno dai presepi ai gadget da pochi euro. «La gente guarda al prezzo ma acquista. Come l’anno scorso, nonostante Monti che ha fregato soldi a tutti...», commenta. Del suo stand i visitatori apprezzano il fatto che i prodotti siano tutti made in Trento e non in China.
Di fronte all’ingresso del mercatino c’è la lunga tavolata dei venditori di castagne e vin brulè. «Siamo qui solo oggi è torneremo fra due settimane perché questi posti sono assegnati a sorteggio» dice Andrea Pontalti de “La caldarrosta”. «E’ andata molto bene: ne avremo venduto 4-5 quintali».
La fiumana dei turisti si è riversata anche sul Giro al Sass, per la gioia dei negozianti.Giorgio De Grandi del Cti è soddisfatto: «C’era veramente tanta gente, un gran movimento fin dalla mattina presto. Bene anche le vendite: è vero che c’erano tanti pullman, che portano comitive sempre di fretta, ma anche molte famiglie e gruppi di amici, oggi più del solito, che hanno ritmi rilassati, entrano e comprano». La sinergia con il mercatino - dice il presidente dell’associazione dei commercianti del centro - ha funzionato alla grande.
I colleghi non lo smentiscono. Ivan Anesi, di Paranà, è sempre molto franco: «E’ valsa la pena di aprire, non la mattina ma il pomeriggio, anche se non c’è paragone con il sabato. Abbiamo avuto soprattutto trentini, clienti affezionati». Sorridono anche da Mandacarù: «Non pensavamo che andasse così bene, dice Monica Tait. «I mercatino portano indiscutibilmente movimento». Dice di avere lavorato come al sabato Mirko Bortolon, della libreria Disertori. «Gente se n’è vista, ma non risentiamo dell’effetto mercatino. La clientela per noi resta quella trentina».
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