RIVA. Mirella Serafini da venerdì non è più assessore alle politiche sociali. Il sindaco Mosaner, in apertura della seduta, ha annunciato al consiglio di aver revocato le deleghe su associazioni sociali e volontariato, pari opportunità, politiche sociali e sussidiarietà sociali che le aveva affidato due anni e mezzo fa, all'atto del varo della sua giunta.

Le difficoltà dell'assessore Serafini a rapportarsi con il consiglio comunale rilevate in svariate occasioni e l'assenza di qualunque iniziativa da parte dell'assessore di rimediare a questo stato di cose ha fatto venir meno il rapporto fiduciario che sta alla base del rapporto fra il sindaco ed i suoi immediati collaboratori, tanto da convincerlo alla revoca che peraltro non ha alcun carattere sanzionatorio, dopo che l'invito esplicito a dimettersi non era stato accolto dall'interessata. Questa la motivazione ufficiale addotta dal primo cittadino, che ha condotto in prima persona ed in assoluta segretezza l'operazione di cui peraltro si aveva sentore da qualche settimana. Da una parte Mosaner aveva precisato da tempo che prima della discussione del bilancio si sarebbe arrivati ad un chiarimento definitivo con Mirella Serafini, dall'altra solo gli assessori sono stati informati, con un sms inviato cinque minuti prima delle 18, della revoca che Mosaner aveva firmato nel corso del pomeriggio: nemmeno i consiglieri di maggioranza ne erano al corrente. La comunicazione è scesa sul civico consesso in un silenzio glaciale. La posizione di Serafini era politicamente debolissima fin dalla prima seduta del consiglio comunale quando i due consiglieri eletti dell'Unione di Centro (Cristian Trinchieri Benatti e Pier Giorgio Zambotti entrato in consiglio per surrogare appunto Serafini chiamata in giunta) erano usciti dal partito per formare il gruppo di Riva in centro.

Mirella Serafini ha perso così – per lo squagliarsi del suo gruppo- l'intera rappresentanza consiliare privando la maggioranza di due voti. Decisione tutta politica dunque, a prescindere dall'impegno e dal lavoro svolto. «Questo momento – scrive l'ormai ex assessora – è per me di amarezza per essere stata considerata una semplice pedina politica, da sacrificare in un sistema di equilibri che mi è del tutto estraneo. Non ho davvero nulla da rimproverarmi. Per la correttezza che mi ha sempre contraddistinto considero con rispetto la decisione del sindaco, ma mi sia permesso di dire con forza che non la comprendo e con la condivido. Per questi motivi non ho ritenuto di aderire alla richiesta del sindaco di presentare le mie dimissioni, comodo espediente che poteva essere considerato come una mia personale ammissione di una qualche mancanza sotto il profilo sia personale che amministrativo, che non mi sento di avere compiuto». Le competenze di Mirella Serafini sono state assunte ad interim dal sindaco che s'è riservato l'eventuale nomina di un nuovo assessore “in epoca successiva”.

Fra i candidati alla successione Franca Bazzanella non nasconde la propria disponibilità. Peraltro in chiusura della sua relazione Mosaner fa un accenno al “Bene Comune”, che scrive con le maiuscole e che fornisce ai dietrologi ed ai cabalisti abbondante materia di dibattito: nella geografia politica del consiglio esiste un gruppo (Leoni, Chincarini e Morghen) che appunto si chiama “Bene Comune”. Che voglia dire qualcosa?

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