PHOTO
VALLE DEI LAGHI. All’ombra del cementificio c’è anche lo zucchero filato. Tanta dolcezza (attenti alle carie!) nella giornata “porte aperte” della contestatissima fabbrica che si affaccia sul Distretto Biologico. Vitigni e cemento: tutto Made in Trentino, tutto di alta qualità. Operazione di marketing ben riuscita quella di Italcementi che da novembre cambierà nome. Si chiamerà “Heidelberg Materials”, allineandosi alle indicazioni della casa madre tedesca, un gigante con 3000 siti produttivi, 51.000 dipendenti (lo stabilimento di Sarche è un “puffo” con 48 lavoratori), ma soprattutto 18,7 miliardi di euro di fatturato.
Sabato pomeriggio 24 giugno gli spazi esterni dello stabilimento industriale si sono trasformati in area giochi e gastronomia: scivoli gonfiabili per i bambini, patatine fritte, dolci prodotti al Maso Limarò, birra a fiumi. Ci sono anche i mezzi dei vigili del fuoco volontari in bella mostra: un rosso che fa pendant con i tir autocisterna per il trasporto della materia prima. Camion tirati a lucido, in ordine, nel parcheggio davanti a quella fabbrica costruita nel 1965, che negli ultimi anni sembrava superata (dopo lo stop ai forni nel 2015) e che ieri pomeriggio era affollata di automobili: mezzi degli operai, delle loro famiglie ma anche di tanti residenti che magari operano nelle associazioni del territorio.
Nei giorni scorsi Manuela Bottamedi - nuova presidente del Comitato Salviamo la Valle dei Laghi - ha detto che sostanzialmente la multinazionale tedesca «si sta comprando il consenso del territorio con quattro soldi». Il riferimento era alle sponsorizzazioni delle varie attività nel tessuto della valle e ai gadget che anche ieri venivano distribuiti con grande generosità, assieme al cibo gratuito. «Se magna e se beve gratis. Ecco perché c’è qui tanta gente» ci dice un uomo del posto. E un vigile del fuoco, allo stand gastronomico, si guarda in giro e commenta: «Ne gira soldi qua...» È un investimento, quello che viene fatto dalla società cementiera: si mostra il lato bello della produzione industriale, come in un libro illustrato di Richard Scarry. Si mostra il benessere e non si commentano le parole della presidente del comitato cittadino, che nei giorni scorsi ha fatto notare che si tratta di ricchezza che non rimane sul territorio, perché i posti di lavoro per chi abita in zona non sono poi così tanti «e poi la ricchezza se la mangia tutta la multinazionale tedesca, che fa investimenti negli altri siti che ha in giro per il mondo o comunque i soldi se li porta in Germania».
Ma sabato era una giornata di festa, in cui i vertici hanno parlato di sostenibilità, di compatibilità con il territorio. Nessuna polemica dunque e nessun dubbio circa la difficile convivenza fra le emissioni della fabbrica (tutto a norma di legge, garantisce Appa) e l’agricoltura. Il direttore dello stabilimento Nicolò Petralia - a cui Confindustria ha consegnato un premio - ha detto che si è tutti consapevoli del fatto che la fabbrica si trova in una zona di grande pregio e ha detto che « Sarche merita rispetto».
Questo ovviamente non significa che la fabbrica se ne andrà. Anzi, chiaramente il messaggio era ben altro. Della serie, in parafrasi: “Sappiamo che il cementificio è fuori contesto in un territorio come questo, ma tant’è. Qui ci sono le cave in concessione e qui ci sono mega cantieri (pensiamo al Corridoio del Brennero) che significano profitto”. Tornando alle parole utilizzate da Petralia e alle sue rassicurazioni: «Il nuovo sistema di monitoraggio delle emissioni permette di estrarre dati ogni cinque secondi».
Alla giornata di festa, dove si sono visti anche gli Alpini dell’Ana di Monte Casale, la società Toblino Calcio e l'associazione GenerAzioni-In , ha partecipato un nervosissimo assessore provinciale all’ambiente Mario Tonina, che è anche vicepresidente della giunta provinciale. «Non fatemi fotografie» ci intima. Perché? «Non fatemi fotografie!” Nei giorni scorsi Tonina - che per competenza deve occuparsi di materie urticanti, come l’inquinamento da Pfas (impermeabilizzanti pericolosi) presenti nelle discariche di Trento, Rovereto e Arco, del problema della diluizione degli stessi dopo il passaggio nell’inefficace (per i perfluoroalchilici) depuratore di Rovereto e della presenza degli stessi all’ex Gallox e nella Valle del Chiese - è stato criticato dalla presidente del comitato cittadino (la solita Bottamedi): ha detto che tutti sanno che sta dalla parte della fabbrica del cemento. Nervosismo a parte, ricordiamo che nel 2022 era stato Tonina a mezzo stampa a dire che, a forno riacceso, si stimava un’immissione annua di 210.000 tonnellate di Co2/anno. Ed è lo stesso Tonina che sabato ha detto: «Pare strano parlare di sostenibilità in un cementificio ma è possibile perché adesso abbiamo tutte le tecnologie necessarie».
Il sindaco di Madruzzo Michele Bortoli, che si trova tra due fuochi (Provincia e industria), augura buona festa a Italcementi-Heidelberg Materials, poi la butta là: «Sull’Aia (Autorizzazione integrata ambientale) e immissioni ci deve essere condivisione col territorio e le amministrazioni locali». Fine. Nessuno ha voluto parlare di compensazioni (il famoso campo fotovoltaico per la Comunità Energetica in cambio dell’accettazione dei fumi). Fuori, nel piazzale, gli operai, in uniforme, illustrano ai bambini il processo produttivo. Agli adulti è stata regalata una borraccia ecologica, una maglietta e qualche portachiavi.

