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TRENTO. All’indomani dell’arresto del religioso trentino Franco Decaminada, accusato di aver sistematicamente sottratto risorse all’Idi, l’Istituto Dermopatico dell’Immacolata di Roma, fratel Ruggero Valentini sembra comunque sollevato. E dalla Casa generale della capitale lo dice e lo ripete: la Congregazione dei Figli dell’Immacolata Concezione, da cui dipende l’Idi e di cui il religioso laico di Tuenno era Superiore fino a due mesi fa, non intende affatto finire tra l’incudine dell’inchiesta giudiziaria e il martello delle cronache giornalistiche.
Fratel Valentini, partiamo dal suo ruolo: perché papa Benedetto XVI lo scorso 18 febbraio l’ha rimossa dalla carica di vertice che ricopriva?
La Santa Sede lo ha fatto proprio per aiutarci ad affrontare la crisi dei nostri ospedali, attribuendo a sé la gestione della Provincia italiana della Congregazione. Il mio ruolo nominale è quindi stato revocato, ma resto qui come punto di riferimento per il cardinale Versaldi.
Giuseppe Versaldi, presidente della Prefettura degli affari economici del Vaticano, che Ratzinger ha nominato delegato pontificio. E padre Decaminada, ora ai domiciliari? L’inchiesta nei suoi confronti procedeva da mesi: il suo arresto l’ha sorpresa?
Non ho mai vissuto assieme a lui in comunità, ma lo conosco bene: trentino lui, trentino io... Che devo dirle? Anche nelle migliori famiglie ci sono figli che prendono una strada sbagliata. In lui la Congregazione aveva riposto molta fiducia, era un uomo di indubbie capacità. Travolto dai problemi della gestione degli ospedali, ha però voluto percorrere una strada che non andava percorsa.
Strada sbagliata? È accusato di aver sottratto oltre 4 milioni alle casse dell’Idi.
Attenzione: questa vicenda penale va letta in un quadro più ampio. Che è quello del dissesto generale dell’Istituto.
Un “buco” effettivamente più ampio: si parla di centinaia di milioni di euro.
Padre Decaminada ha tentato di avviare operazioni che potessero assicurare un futuro più sicuro agli ospedali romani della Congregazione. Certo, si deve fare solo quello che si può fare. Appena ho potuto, sono intervenuto. Ma sono diventato Superiore solo due anni e mezzo fa. E all’inizio del mandato ho girato mezzo mondo, per visitare tutte le realtà in cui siamo presenti. Quando ho messo gli occhi sulla realtà italiana, ho cercato di tirare fuori gli ospedali dalla crisi in cui si erano cacciati. Che però si è accavallata alla crisi generale del Paese e a quella più specifica della sanità, che qui nel Lazio è particolarmente disastrosa. E la valanga ci ha travolto.
I suoi rapporti personali con padre Decaminada negli ultimi mesi?
Si erano molto allentati. Anche perché negli ultimi mesi ha subìto tre interventi al cuore ed era in convalescenza. Ma avevo già preso provvedimenti nei suoi confronti, sollevandolo da ogni ruolo istituzionale all’interno della Congregazione e togliendogli la voce attiva e passiva, il diritto cioè di votare o di essere votato al nostro interno. Da un punto di vista organizzativo, la sua posizione era del tutto “congelata”.
Vi eravate incontrati recentemente?
Sì, due o tre volte: nelle famiglie si deve seguire anche i figli mascalzoni, no? Ma si era già creata una forte distanza. E poi, con le indagini di mezzo, per via del mio ruolo dovevo seguire un atteggiamento di grande prudenza, limitando i rapporti al minimo indispensabile.
Come sono vissute le vicende di questi giorni all’interno della Congregazione?
Con grande sofferenza. Anche perché al di là dei nostri problemi, che pure sono enormi, questa vicenda si inscrive in un crescente filone anticlericale. Da un punto di vista mediatico la Chiesa è sempre un bersaglio appetibile. E ci si dimentica che l’Idi lo abbiamo creato noi. E che i suoi cent’anni di storia e la sua eccellenza sanitaria si devono a figure come quella di padre Emanuele Stablum, e a tanti altri trentini, medici o infermieri, che hanno lavorato qui. Ma per fortuna c’è anche chi si fa vivo per manifestare solidarietà. E sono in tanti, mi creda, che non hanno dubbi su di noi. Altro che associazione a delinquere...
Una solidarietà inattesa che l’ha sorpresa?
Ho ricevuto pochi minuti fa un sms di Iva Berasi, l’ex assessore: “Ho letto, ti sono vicino”. Ed è una verde, non una bigotta: scritto da lei vale doppio.
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