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TRENTO. «Che lezione quella che ci ha lasciato Antonio: ci ha insegnato che un popolo senza sogni è un popolo senza futuro». Queste sono le parole scandite dall'arcivescovo di Trento Lauro Tisi durante la messa di commemorazione ad un mese dalla morte di Antonio Megalizzi. Il ricordo si è svolto nella chiesa di Cristo Re, gremita, con oltre 300 persone presenti. Ad un mese di distanza, il dolore non si è minimamente sopito ed è tanta la commozione per il giovane reporter trentino, spirato dopo tre giorni di coma in seguito ad alcuni colpi di pistola, esplosi da un terrorista di matrice islamista, Cherif Chekatt, ai mercatini di Strasburgo. Alla messa è seguita una fiaccolata silenziosa che dopo essersi fermata davanti alla casa dei genitori di Antonio in Cristo Re, è continuata fino a piazza Dante e si è conclusa alla facoltà di Lettere. Con una pianta di ulivo che sarà piantata in facoltà, in segno di pace.
«Antonio ci ha lasciato un regalo: la fiducia nel volto delle persone, in un'Europa basata non sulla burocrazia ma sugli esseri umani - ha detto dall'altare Tisi - Ma non possiamo non ricordare il dolore immenso dei familiari, che il passare del tempo rende più struggente». Tisi ha rivolto un pensiero ai genitori e ai familiari: «Hanno scelto la strada del perdono e del rifiuto dell'odio, ci vuole una forza immensa».
La partecipazione della comunità di Cristo Re è massiccia: si vuole in questo modo rinnovare la vicinanza alla famiglia, che resta chiusa in un silenzio doloroso. «Perdere un figlio è un dolore atroce, ma perderlo in questo modo è inimmaginabile - ha detto Giuseppe, amico della famiglia di Luana, fidanzata di Antonio - Lui ha lasciato un ricordo profondo, di un ragazzo che crede profondamente nel valore della fratellanza europea e dell'informazione leale». La signora Donatella non conosce i familiari, ma è rimasta colpita dalla vicenda: «Ascoltavo Antonio alla radio, mi piaceva e lo sentivo vicino. Questa partecipazione così numerosa nasce dall'esigenza delle persone di sentirsi uniti in un gesto d'amore».
Raffaele conosceva Antonio personalmente e non riesce a parlare di perdono: «È una parola che lascio usare all'arcivescovo e sarà nel caso la famiglia a sentire dentro la possibilità di perdonare. Per quanto riguarda me, è una parola troppo grossa che non sento di usare». Anche Giovanni, amico di famiglia, tra gli organizzatori della fiaccolata, riflette sulla parola “perdono”: «Alla fine non resta altra possibilità, se si vuole guardare avanti e credere in un futuro. Noi abbiamo cercato di dare conforto alla famiglia chiamando a raccolta tutte queste persone, ma certamente non è sufficiente»
«Antonio ci ha lasciato un regalo: la fiducia nel volto delle persone, in un'Europa basata non sulla burocrazia ma sugli esseri umani - ha detto dall'altare Tisi - Ma non possiamo non ricordare il dolore immenso dei familiari, che il passare del tempo rende più struggente». Tisi ha rivolto un pensiero ai genitori e ai familiari: «Hanno scelto la strada del perdono e del rifiuto dell'odio, ci vuole una forza immensa».
La partecipazione della comunità di Cristo Re è massiccia: si vuole in questo modo rinnovare la vicinanza alla famiglia, che resta chiusa in un silenzio doloroso. «Perdere un figlio è un dolore atroce, ma perderlo in questo modo è inimmaginabile - ha detto Giuseppe, amico della famiglia di Luana, fidanzata di Antonio - Lui ha lasciato un ricordo profondo, di un ragazzo che crede profondamente nel valore della fratellanza europea e dell'informazione leale». La signora Donatella non conosce i familiari, ma è rimasta colpita dalla vicenda: «Ascoltavo Antonio alla radio, mi piaceva e lo sentivo vicino. Questa partecipazione così numerosa nasce dall'esigenza delle persone di sentirsi uniti in un gesto d'amore».
Raffaele conosceva Antonio personalmente e non riesce a parlare di perdono: «È una parola che lascio usare all'arcivescovo e sarà nel caso la famiglia a sentire dentro la possibilità di perdonare. Per quanto riguarda me, è una parola troppo grossa che non sento di usare». Anche Giovanni, amico di famiglia, tra gli organizzatori della fiaccolata, riflette sulla parola “perdono”: «Alla fine non resta altra possibilità, se si vuole guardare avanti e credere in un futuro. Noi abbiamo cercato di dare conforto alla famiglia chiamando a raccolta tutte queste persone, ma certamente non è sufficiente»
