Trento. Rimasto orfano in tenera età aveva lasciato il suo villaggio per sfuggire ai sacrifici umani che lì venivano fatti, ed era finito nella capitale (siamo in Nigeria) dove era diventato autista. E dove era stato sequestrato assieme al suo datore di lavoro. Era riuscito a liberarsi dopo due mesi ma era stato costretto a lasciare la Nigeria perché accusato dalla famiglia dell’uomo per cui lavorava, dell’omicidio di quest’ultimo. Questo il racconto che è stato fatto da un richiedente protezione internazionale che è stato fatto dal giovane nigeriano. Un racconto che è stato ritenuto poco credibile anche perché il richiedente non è stato in grado di fornire ulteriori informazione sul culto che prevede il sacrificio dei primogeniti delle famiglie e non sono stati trovati neppure riscontri sul rapimento e sull’omicidio. Neppure sulla stampa nigeriana. Da qui il rigetto della domanda. Rigetto che è stato confermato anche dai giudici della cassazione cui l’avvocato dell’uomo si era rivolto con un ricorso.