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TRENTO. Incontriamo F.R. nel parcheggio del campo sportivo di Spini: spinge una carrozzina che contiene tutta la sua vita ed il racconto della quale è affidato ad un quaderno a quadretti che custodisce con gelosia.
Mentre lo prendiamo per fotografarlo, lo segue con lo sguardo ed è più tranquilla quando glielo restituiamo. F.R. è una signora che è stata adottata dalla comunità di Spini, dove qualche tempo fa è arrivata per stabilirsi in un vecchio capannone abbandonato. Quando la situazione si è fatta rischiosa, si è trasferita con una tenda in una boscaglia vicina. Se ne è andata per un periodo ed al suo ritorno, ha preferito mettere la tenda sul limitare di proprietà private per sentirsi più sicura.
Ma non sono sempre esperienze fortunate. In uno degli ultimi spazi, il proprietario la bagnava con la pompa del giardino per farla allontanare. Ma in realtà F.R. non disturba e pur lavandosi nelle fontane e nei rii della zona, riesce ad avere un aspetto curato, spesso prende l’autobus per venire in città e da come ha scritto nel suo racconto, deve aver avuto anche un buon livello di educazione. «Il mio soprannome è Penelope per via dei miei numerosi cani e dei posti che ho occupato abusivamente, spesso col tacito consenso del proprietario. Avevo 27 anni quando mi sono trovata senza casa: mio fratello non mi voleva perché voleva la libertà di cercarsi la donna della sua vita, mia sorella era troppo anziana per aiutarmi». E da qui la storia di “Penelope” entra in una sfera personale fatta di ricoveri, di un’amministratrice di sostegno, di una piccola pensione di invalidità e di un appartamento che le sarebbe stato assegnato da Itea solo sulla carta, del quale ha la piantina. Comincia così una vita fatta di bivacchi occasionali, prima in Piana Rotaliana e poi a Spini. Filly è una delle signore che l’aiutano: «Siamo molto preoccupate perché la situazione sta peggiorando e Penelope andrebbe aiutata e non lasciata vivere all’addiaccio. Il suo caso è noto alle forze dell’ordine, alle assistenti sociali, ma tutti ci dicono che non si può fare nulla e non esiste un modo soft di aiutarla se non quello drastico di un ricovero». L’età di Penelope è indefinita, ma di certo avrà una settantina di anni. La sua vita è in quella carrozzina dove c’è un po' di tutto, anche un biberon con del latte ed un pupazzetto, che spinge per le vie del rione. «L’aiutiamo come possiamo. Qualche volta va a mangiare alla pizzeria, altre le volte le diamo qualcosa, ma la nostra paura è quella che non riesca a reggere un altro inverno all’aperto o che incontri qualcuno che le faccia del male».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Mentre lo prendiamo per fotografarlo, lo segue con lo sguardo ed è più tranquilla quando glielo restituiamo. F.R. è una signora che è stata adottata dalla comunità di Spini, dove qualche tempo fa è arrivata per stabilirsi in un vecchio capannone abbandonato. Quando la situazione si è fatta rischiosa, si è trasferita con una tenda in una boscaglia vicina. Se ne è andata per un periodo ed al suo ritorno, ha preferito mettere la tenda sul limitare di proprietà private per sentirsi più sicura.
Ma non sono sempre esperienze fortunate. In uno degli ultimi spazi, il proprietario la bagnava con la pompa del giardino per farla allontanare. Ma in realtà F.R. non disturba e pur lavandosi nelle fontane e nei rii della zona, riesce ad avere un aspetto curato, spesso prende l’autobus per venire in città e da come ha scritto nel suo racconto, deve aver avuto anche un buon livello di educazione. «Il mio soprannome è Penelope per via dei miei numerosi cani e dei posti che ho occupato abusivamente, spesso col tacito consenso del proprietario. Avevo 27 anni quando mi sono trovata senza casa: mio fratello non mi voleva perché voleva la libertà di cercarsi la donna della sua vita, mia sorella era troppo anziana per aiutarmi». E da qui la storia di “Penelope” entra in una sfera personale fatta di ricoveri, di un’amministratrice di sostegno, di una piccola pensione di invalidità e di un appartamento che le sarebbe stato assegnato da Itea solo sulla carta, del quale ha la piantina. Comincia così una vita fatta di bivacchi occasionali, prima in Piana Rotaliana e poi a Spini. Filly è una delle signore che l’aiutano: «Siamo molto preoccupate perché la situazione sta peggiorando e Penelope andrebbe aiutata e non lasciata vivere all’addiaccio. Il suo caso è noto alle forze dell’ordine, alle assistenti sociali, ma tutti ci dicono che non si può fare nulla e non esiste un modo soft di aiutarla se non quello drastico di un ricovero». L’età di Penelope è indefinita, ma di certo avrà una settantina di anni. La sua vita è in quella carrozzina dove c’è un po' di tutto, anche un biberon con del latte ed un pupazzetto, che spinge per le vie del rione. «L’aiutiamo come possiamo. Qualche volta va a mangiare alla pizzeria, altre le volte le diamo qualcosa, ma la nostra paura è quella che non riesca a reggere un altro inverno all’aperto o che incontri qualcuno che le faccia del male».
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