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PERGINE. Con il completamento dello studio del "Fondo Mòntel" è stata riscoperta una pagina importantissima della storia di Pergine. Una storia legata appunto alla Famiglia Mòntel arrivata a Pergine nel 1640 dal Tirolo. Il primo fu Hans Mantl di Leermoos vicino a Reutte nell'area di Innsbruck. Autrice della ricerca è Giuliana Campestrini (archivista alla biblioteca di Pergine) dopo tre anni di lavoro. Il libro sarà edito dal Comune (co-finanziato dalla S. Spirito) entro l'anno. «Una storia - dice l'archivista - che contribuisce a scrivere la storia di Pergine e mostra l'importantissimo ruolo che la famiglia Mòntel ha avuto per tre secoli». In tre fasi successive il Comune acquistò tre lotti di documenti (oltre a numerosi loro ritratti) dagli eredi Mòntel di Salisburgo costituendo l'omonimo Fondo. «Sono quasi 700 documenti - dice Campestrini - tutti analizzati e catalogati. Il loro esame ha permesso di comporre il "puzzle" della famiglia che sconfina anche in enti storici: la chiesa parrocchiale (Fortunato Mòntel era sovrintendente dei lavori di rifacimento della copertura nel 1800), la S. Spirito di cui i Mòntel furono "benefattori insigni". I Mòntel ebbero un ruolo di primordine nella storia locale». Famiglia numerosa dai solidi principi con il commercio nel sangue, partendo da una semplice bottega di speziale (quella di Hans Mantl) costruì un impero immobiliare-commerciale (grazie anche a matrimoni combinati). Furono farmacisti, medici, filandieri, import-export a Trieste, ma anche con ruoli pubblici: sindaci, notai, religiosi, alti funzionari. L'ultimo Mòntel perginese fu Luisa morta nel 1959 (fu lei a donare palazzo Mòntel al Comune). In precedenza, altri approdarono a Trento (divennero i nobili De Mòntel), Trieste e Salisburgo. (r.g.)
