PERGINE. Prime cifre sulla carta per un progetto che, firmato dallo «studio Rosati», può risolvere il problema dell'irrigazione nel Perginese. Determinante il ruolo del consorzio di 2º grado tra i Cmf della Marzola (più Madrano-Canzolino). Questo era l'obiettivo dell'incontro dell'altra sera a Susà, promosso dal presidente Mauro Bianchi con i colleghi Gerardo Lazzeri (Costasavina-Roncogno), Valerio Fontanari (Canale) e Petra Oss (Madrano - Canzolino). In sala, con tecnici ed esperti, quasi 200 proprietari di terreni irrigati e soci di consorzi. Tramontato il «mega progetto» da 20 milioni di euro per tremila ettari da irrigare, su iniziativa di Susà si parla ora di un intervento più realistico e fattibile, a condizione che nasca il consorzio di 2º grado.  Lorenzo Cattani (direttore della federazione Cmf), Mauro Fezzi e Guido Orsingher (dipartimento agricoltura e alimentazione) e i tecnici Sergio e Lorenza Rosati hanno illustrato il nuovo progetto.  E si è parlato del 2º grado, dell'iter burocratico per giungervi. Serve che la metà più uno dei presenti in assemblea votino a favore e che nel contempo rappresentino almeno il 25% della superficie del Cmf. Questo per ciascun Cmf. Il «2º» può essere costituito anche da due Cmf, con possibili adesioni successive. I contributi provinciali (fino al 2013): massimo 90% nel caso del «2º» e fino all'80% per i lavori del «1º».  Le cifre. E' stato calcolato in circa 500 ettari la superficie da irrigare: 80/90 a Canale, 55 a Costasavina-Roncogno, 175 a Susà, da 90 a 170 a Madrano. C'è anche Serso con 25 irrigati per caduta. Il carico dei costi al netto dei contributi provinciali è di 822 euro a ettaro (per le spese sostenute dal 2º grado). La situazione varia (per il Cmf di 1º) secondo la collocazione dei terreni e i costi vanno da 2200 a 3600 per ettaro. La spesa totale è di 6,6 milioni di euro (contro i circa 20 del progetto originario).  Prospettive. Fermo restando la necessità di rifare l'impianto (da girandola a «goccia», per razionalizzare l'uso dell'acqua e salvare i frutti dal calcare), i Cmf possono partire anche subito nella progettazione dei lavori: utilizzo degli attuali pozzi con pompe di sollevamento per un nuovo anello e nuovi serbatoi di accumulo (a Susà e a Canale) che in futuro saranno compatibili con l'uso in concessione (già richiesto) dell'acqua del Fersina uscita dalla centrale, la cosiddetta «acqua turbinata», che irrigherebbe i terreni per caduta (allora i pozzi servirebbero solo in caso di emergenza). Si vuole poi richiedere l'utilizzo dell'acqua più a monte e quindi, sempre per caduta, irrigare le aree coltivate anche più in alto, a parte la fascia estrema.  Molte le richieste di chiarimento al termine delle esposizioni. Alcuni hanno mostrato perplessità. «Faremo di tutto - ha detto Bianchi - per giungere al 2 grado, perché rappresenta l'unica soluzione per tutelare la produzione». Tra dicembre e gennaio, i Cmf ne discuteranno.

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