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RIVA. Vessavano l’“amico” evidentemente più debole, a quanto pare spingendosi fino alle percosse e alle minacce di morte, per indurlo a consegnare loro del denaro a comando, ogni qualvolta lo ritenessero opportuno: i carabinieri della stazione e del nucleo operativo di Riva, però, hanno interrotto questo circolo vizioso (lo era, almeno, per il malcapitato), arrestando in flagranza di reato i due protagonisti negativi di questa vicenda.
In manette sono finiti Sajmir Kaci (albanese ventenne residente a Riva) ed Ermes Botturi (rivano noto alle forze dell’ordine in relazione a precedenti per spaccio), con i militari che al momento decisivo hanno interrotto e sventato l’estorsione che era in corso all’autostazione delle corriere di Riva proprio nei momenti immediatamente successivi alla consegna di 100 euro da parte della vittima. Questi è un giovane veronese dell’alto Garda che starebbe cercando di uscire dal mondo della droga, ma che, periodicamente, sarebbe stato coinvolto dalle stesse due persone in traffici che gli inquirenti ritengono illeciti.
Stufo di subire queste dinamiche, giovedì mattina, riferendo di nuove minacce e lesioni procurategli dalla coppia che poi sarebbe stata arrestata, il veronese (dopo essersi fatto medicare in pronto soccorso e presentandosi con un referto di politrauma facciale con otto giorni di prognosi) ha deciso di recarsi alla compagnia dei carabinieri rivana e sporgere denuncia, facendo sapere che nel primo pomeriggio avrebbe dovuto consegnare più di cento euro agli estorsori (a suo dire senza alcun plausibile motivo), altrimenti, questo il suo timore a quanto pare piuttosto giustificato, sarebbe stato ancora e pesantemente “punito”.
A quel punto il servizio di osservazione predisposto dai carabinieri del Norm e della stazione ha consentito di intervenire proprio mentre i soldi venivano intascati dai due, quindi in flagranza. Il denaro è stato sequestrato e riconsegnato alla vittima e i due giovani pregiudicati sono stati tratti in arresto per estorsione aggravata in concorso e condotti nel carcere di Trento in attesa di giudizio. A seguire tutte le fasi dell'attività operativa è stato il pubblico ministero Fabrizio De Angelis. Questo tipo di reato, nel caso in cui si confermasse di trovarsi di fronte appunto a un'estorsione aggravata in concorso, è considerato molto grave, tant'è che a giudicarlo è un tribunale collegiale e non monocratico. Il rischio di pena in questi frangenti va dai 6 ai 20 anni di reclusione. Gli avvocati di fiducia dei due arrestati sono Giovanni de Lutti e Ilaria Torboli.
