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TRENTO. La Questura gli aveva negato il rinnovo del porto d’armi perché nel 1993 era stato colpito da un decreto penale di condanna per tentato furto aggravato. Ma lui ha fatto ricorso al Tar tramite l’avvocato Claudia Eccher e ha vinto. Si tratta di una sentenza importante perché rovescia una tendenza, prima amministrativa e poi dei giudici, orientata in senso restrittivo. Fino a questa sentenza, pubblicata nei giorni scorsi dal Tar di Trento, il rinnovo del porto d’armi veniva negato a chiunque avesse un precedente penale, sia pur lontano, sia pure se l’interessato abbia ottenuto la riabilitazione. L’avvocato Eccher, per questo motivo, ha impugnato il provvedimento di diniego sostenendone l’irragionevolezza.
Il Tar osserva che dopo un parere del Consiglio di Stato del 2014 la giurisprudenza era restrittiva. I giudici trentini, però, anche sulla base di una successiva pronuncia del Consiglio di Stato osservano che l’amministrazione non può considerare le condanne risalenti nel tempo come se fossero un fatto immodificabile.
Sul caso in esame, il Tar di Trento osserva che il decreto penale di condanna era stato convertito in una multa in considerazione del fatto che l’indagato era incensurato. A partire da questo, i giudici spiegano che il reato non può essere considerato ostativo al rinnovo del porto d’armi in maniera automatica. Secondo il tribunale, l’amministrazione dovrebbe valutare caso per caso, a partire dal comportamento successivo alla condanna. L’amministrazione, quindi, dovrebbe vedere se la persona ha tenuto una condotta senza commettere reati e, in tal caso, rilasciare il rinnovo del porto d’armi.
