PREDAZZO. Muove passi in una storia antica, quasi quanto l’uomo, Tobia Felicetti. Ed è circondato da un belato che è musica, inframmezzata dai fischi lanciati ai cani che danno forma e direzione al gregge, disegnando di corsa verdi parabole e, una volta fatto il loro mestiere, gli tornano fedeli accanto.

Un cammino che va controcorrente rispetto a tanti coetanei. Tobia, 19 anni di Predazzo, per molti mesi l’anno, vive in transumanza con due migliaia di pecore e qualche asino. Trascorre l’estate in quota con papà Renzo, mamma Roberta e i fratelli più giovani, che gestiscono Malga Vael, nel cuore del Catinaccio, fino all’autunno quando rientrano col bestiame a Mezzavalle. In malga Tobia, diplomato all’istituto agrario di San Michele, si occupa di mucche, pecore e capre di cui sa tutto. Tanto che gli escursionisti, che a Vael scambiano qualche parola con lui, restano incantati dalla sua competenza su razze, quantità di latte prodotte o mungitura. E se glielo fai notare, lui ride: «I turisti, il più delle volte, non sanno niente di bestie e d’alpeggio. È facile far bella figura».

tobiafelicetti

Dal 20 settembre, quando ha lasciato albe e tramonti infuocati sulla “mandra” ai piedi della Roda di Vael, Tobia si è messo in marcia con le pecore su e giù per la Val di Fiemme. Tra qualche giorno inizierà la sua seconda transumanza tra Valfloriana, Piné, Valsugana, Bassano, la Pedemontana del Grappa, Valdobbiadene poi oltre il Piave verso Treviso e ritorno a fine maggio, sempre in compagnia del “capo” (come lo chiama lui): il cavalesano Ruggero Divan che, da un anno, ha ampliato oltre i confini fiemmesi la sua popolarità, grazie al libro “Un anno col Baio” di Valentina Musmeci.

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In questi giorni, i due sono sui prati di Cavalese, godendosi il pascolo tra gli ultimi tepori d’autunno. «Siamo soci - dice Ruggero, che da 39 anni fa il pastore itinerante - tante pecore son nostre, ci diamo una mano e risparmiamo i costi di un aiutante». Quando li incontri lì sull’erba a scrutare l’orizzonte, un po’ invidi la libertà di chi ha il coraggio di andare, a dispetto di fatica e rischi di una vita nomade. Ruggero segue itinerari noti, sa dove e da chi può passare col gregge.

«La più grande soddisfazione - spiega - è veder nascere e crescere agnelli e asini. E poi, con questa vita, si conosce tanta gente». Nessuna solitudine, quindi, e a Tobia sembrano non pesare le notti in camper, lo stare sempre all’aria aperta, anche quando freddo, vento e pioggia non fanno sconti, distante da parenti e amici, nonostante cellulare e social. Alla sua ragazza, la sorella di un amico pastore del Grappa, dà appuntamento, ogni tanto, nei suoi porti verdi. Ma di tornare a casa, a Natale ad esempio, non se ne parla. «L’anno scorso ho fatto un salto solo per la festa dei coscritti il 26 dicembre». Un’esperienza, questa, che fa crescere in fretta e dona una saggezza rara per un ragazzo della sua età, capace di vedere oltre quel gregge che - anche quando ti parla - tiene sempre a bada con lo sguardo: «Sono contento - dice convinto - e imparo un mestiere. Più cose sai fare, più è facile trovare lavoro».