TRENTO. Il tono vagamente messianico è quello già sentito in queste settimane. Ma quando lo si sente ipotizzare un arrivo di Julia Tymoshenko a Trento, come testimonial della campagna elettorale di Progetto Trentino, «perché il valore della libertà chi patisce lo capisce», il dubbio viene: davvero Silvano Grisenti pensa di riuscire a convincere le autorità ucraine a liberare l’ex primo ministro che sta scontando sette ani di carcere per abuso d’ufficio? Più probabile che si tratti di una battuta, detta però senza un filo d’ironia, per spiegare le sciarpe indossate ieri dai 34 candidati. Sono sciarpe di color arancione come la rivoluzione di dieci anni fa a Kiev: «In Trentino la rivoluzione la faremo noi». E serissimo Grisenti resta pure quando gli si fa notare l’inopportunità del paragone tra il regime ucraino e quello, presunto, di Piazza Dante: «Magari più piccolo, ma sempre di regime si tratta». Regime di cui peraltro, fino a pochi anni fa, lo stesso Grisenti era tra gli attori principali. E qui l’uomo sembra fare autocritica: «Il tempo cambia molte cose, il tempo e le esperienze. Nel 1993 eravamo mossi da uno spirito di libertà, poi c’è stata un’involuzione, dal 2003 in poi. Non siamo più stati in sintonia con la nostra gente. E si è fatto strada l’autoritarismo. Certo, l’ho esercitato anch’io. Poi è successo quello che è successo, che non auguro a nessuno, e ho avuto la possibilità di fare un’esame di coscienza. Ora spero lo facciano anche i trentini». E quando dalla Corte d’appello arriverà la riformulazione della pena in seguito alla condanna per truffa? «Se eletto mi dimetterò, come ho già fatto».

Raduno sotto al palazzo della Regione («come istituzione da difendere e salvaguardare»), foto di rito davanti ai baffoni del candidato presidente Diego Mosna (presente però solo in effigie), poi tutti sul pullman in direzione Pomarolo («i Comuni del Trentino come cellula fondante e prioritaria della nostra Autonomia»), prima tappa del tour elettorale: così ieri la presentazione dei candidati di Progetto Trentino. Nessuna clamorosa novità in extremis, i nomi sono quelli che già giravano (vedi riquadro a destra): 12 donne e 22 uomini, età media di un soffio inferiore ai 45 anni. Non correrà per un seggio il presidente Mauro Dorigoni, ma anche questo era trapelato. Mosna a Pomarolo invece c’è eccome, ad attendere l’arrivo del pullman, a salutare i candidati («vedo una positività unica, uno straordinario clima di gruppo, solido e particolarmente preparato a questa sfida importante») e a pronunciare un discorso agguerrito. Smentendo chi, come l’avversario Ugo Rossi (vedi nella pagina a fianco), sostiene che il patron della Diatec e della Trentino Volley punterebbe solo a non far vincere troppo il centrosinistra autonomista, tenendolo sotto a quel 40% che garantisce un solido premio di maggioranza: «Questa Rossi se l’è inventata, non lo dico né lo penso: sono abituato a correre per vincere», afferma Mosna, che infatti continua a tenere aperta la porta che potrebbe portare nel suo schieramento anche Forza Trentino, cioè l’ultima incarnazione del Pdl di Michaela Biancofiore e Giacomo Bezzi. Domani pomeriggio l’incontro forse decisivo della “cabina di regia” della coalizione, a cui Mosna illustrerà la proposta «così come mi è stata presentata: bisognerà parlarne». Nel senso che c’è chi ritiene che l’arrivo degli azzurri possa portare un bel blocco di voti, altri pensano il contrario. Come Grisenti, che liquida così la domanda: «Forza Trentino vicina a noi? Direi di no. Forza Progetto Trentino, piuttosto». C’è anche il tempo per un affondo durissimo contro il presidente degli artigiani Roberto De Laurentis: «In Trentino siamo abituati a confrontarci guardandoci negli occhi e stringendoci la mano: chi non lo fa con sincerità, da questa terra può anche andarsene». Circa la querelle con Claudio Taverna e Progetto Trentino Libero, invece, l’ex assessore se la ride: «Se non si conoscono le regole...». E ammette che se i suoi uomini si fossero presentato all’ufficio elettorale con il proprio simbolo dopo Taverna, a restare esclusi sarebbero stato proprio Progetto Trentino.

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