TRENTO. Questione di giorni, forse di ore, per l’avvio delle cure ai primi pazienti al Centro per la protonterapia di Trento. Dall’Azienda sanitaria si fa sapere che una data fissata non c’è, ci sono però molti contatti e in questi giorni si sta lavorando per individuare i pazienti più idonei al trattamento con i protoni, più mirati rispetto alla radioterapia. Da giorni si è entrati nella fase di test dei macchinari, particolarmente delicati, che cureranno i primi casi.

Dopo i mesi dell’attesa e delle polemiche, con il centro (passato 9 mesi fa in gestione all’Azienda sanitaria) pronto ad entrare in funzione ma bloccato dalla mancanza di tutte le autorizzazioni necessarie, è dunque arrivata l’ora delle terapie. Che per tanti pazienti significano una speranza concreta di salvezza da alcune forme di tumore.

L’ultima autorizzazione incamerata è stata quella del ministero che ha dato il via libera all’utilizzo dei protoni anche per l’attività clinica. A settembre l’assessora alla salute Donata Borgonovo Re aveva spiegato che i trattamenti sarebbero cominciati senza attendere che le terapie del centro vengano inserite dal ministero nei livelli essenziali di assistenza (Lea), pagati dal servizio sanitario nazionale: «Si tratta di una procedura molto lunga. Noi riteniamo che l'inserimento possa essere facilitato proprio dall'avvio dell'attività clinica».

Trento dunque parte e i primi pazienti potranno essere curati: le prestazioni sulla base di un preciso tariffario, in questa fase sono garantite dal sistema sanitario provinciale ai residenti in Trentino da almeno tre anni; per i pazienti extra provinciali, l’accesso sarà possibile con nulla osta all’addebito da parte dei sistemi sanitari delle regioni di provenienza. Sono 150 mila circa i pazienti oncologici trattati ogni anno con radioterapia, il 10% di questi può avere positivi risultati dalle terapie a base di protoni.