TRENTO. Quasi un miliardo di euro. A tanto ammonta il debito accumulato dal cosiddetto sistema Provincia, ovvero le società controllate da piazza Dante. Lo ha detto il presidente della giunta provinciale Lorenzo Dellai rispondendo a un'interrogazione di Luca Zeni. Il governatore ha spiegato che il debito serve a finanziare progetti di sviluppo. Zeni ha presentato l'interrogazione dopo l'ennesima emissione di obbligazioni da parte di Cassa del Trentino spa, la società controllata dalla Provincia delegata a reperire risorse sul mercato dei capitali. I bond emessi, che possono beneficiare dell'ottimo rating della Provincia, tripla A, permettono di finanziare le operazioni di altre spa controllate da piazza Dante, come Patrimonio del Trentino spa, Trentino sviluppo spa e anche Itea spa. Dellai ha difeso la politica di ricorrere all'indebitamento. Ha spiegato che il sistema Provincia nel suo insieme ha emesso obbligazioni per 925 milioni e 425 mila euro. Il presidente ha ricordato che, comunque, sono stati rispettati i limiti del patto di stabilità e ha difeso la scelta di costituire società per azioni che possono attingere al mercato dei capitali senza gravare direttamente sul bilancio della Provincia. Dellai ha anche spiegato che i bilanci della Provincia prevedono già il rimborso dei bond con gli interessi da qua al 2028. Dellai, poi, ha aggiunto che lo stock del debito è tutt'altro che preoccupante: «Abbiamo 7 miliardi di crediti nei confronti dello Stato e meno di un miliardo di debiti. Mi sembra che sia una proporzione del tutto accettabile». Il credito nei confronti dello Stato è dovuto a tre miliardi di euro della quota variabiale sbloccata con il patto di Milano e che dovrà entrare da qua al 2018. A questi, poi, si sommano i quattro miliardi di euro delle entrate correnti costituite dai nove decimi sulle imposte pagate in Trentino. Una situazione sostenibile, come spiega Dellai: «Tutte le agenzie di rating dicono che gli enti pubblici possono arrivare fino ad avere un debito del 50 per cento delle entrate annuali. Quindi, per noi, il limite sarebbe di 2 miliardi. Siamo a uno. Non mi pare una situazione preoccupante». Il presidente aggiunge che i soldi servono per operazioni di sviluppo e investimenti: «Altra musica sarebbe se con quei soldi avessimo finanziato spesa corrente. Invece ci abbiamo comprato i capannoni per le imprese del Trentino. Abbiamo fatto investimenti per il futuro del Trentino. Per lo sviluppo di questa terra». Dellai ha spiegato che il debito verrà rimborsato da qua al 2028 e che i bilanci già prevedono il rimborso delle quote. Zeni nella sua interrogazione aveva anche chiesto il ruolo della società Natixis nel collocamento dei bond e come fosse stata scelta. Il capogruppo del Pd, però, non ha condiviso del tutto la serenità di Dellai rispetto all'entità del debito: «Si tratta pur sempre di un debito di quasi un quarto delle nostre entrate. Senza contare che il patto di Milano ha sbloccato i tre miliardi della quota variabile. Soldi, però, che ci verranno dati fino al 2018. Dopo quella data, il bilancio provinciale dovrà fare a meno di 600 milioni di euro all'anno. Una somma molto alta. L'importante è che debito venga tenuto sotto controllo». Il tema delle risorse della Provincia, in tempi in cui il bilancio andrà incontro a restrizioni ineluttabili, con spese che saliranno, sarà sempre più centrale. Il sistema delle società controllate ha lo scopo di reperire risorse in questa situazione.