PHOTO
TRENTO. Prima Borgo, ora Tione. E la prossima volta, a chi toccherà? Si parla di punti nascita, naturalmente: anzi, della loro chiusura. Non si può dire che la decisione su quello giudicariese sia arrivata inattesa: le cifre, da tempo, non ne giustificavano infatti il “salvataggio”. E proprio partendo dalle cifre (vedi la tabella che pubblichiamo in basso), tutto lascia pensare che la prossima sforbiciata, prima o poi, non potrà che riguardare il punto nascite del’ospedale di Cavalese.
Ed è una prospettiva che preoccupa Giuseppe Detomas, nella sua duplice veste di consigliere provinciale della valle di Fassa (la cui popolazione ovviamente gravita sul nosocomio fiemmese) e di presidente della Quarta commissione del Consiglio provinciale, competente proprio in materia di sanità. La preoccupazione poggia su una circostanza che rischia di diventare decisiva: spiega infatti Detomas che il prossimo andrà in pensione il primario dell’Unità operativa di ostetricia e ginecologia di Cavalese, Bruna Zeni, nominata in tale ruolo poco più di due anni fa. Una professionista esperta e apprezzata anche fuori regione, la dottoressa Zeni: non è esagerato dire che la sostanziale tenuta delle cifre del punto nascita fiemmese si spiega anche con la sua presenza. Ma che cosa accadrà quando se ne andrà? Da chi verrà sostituita? Non è esattamente una meta appetibile, Cavalese, per chi magari lavora (e abita) a Trento o Rovereto. Il timore insomma è che, in assenza del Piano sanitario provinciale che la Commissione ancora attende dall’assessora Donata Borgonovo Re, l’Azienda sanitaria ne approfitti per procedere in un’ottica di razionalizzazione pura e semplice, smobilitando di fatto la struttura.
Anche in considerazione del fatto che già ora, per ragioni di distanze geografiche, non sono poche le donne fassane che per partorire preferiscono recarsi a Bolzano, specie quelle dell’alta valle. Serviranno analisi più approfondite, certo. Ma se venisse dimostrato che il grosso delle puerpere dell’ospedale di Cavalese fosse costituito da donne fiemmesi, a quel punto il paragone con il punto nascite di Tione (e il suo destino) sarebbe automatico. «Non credo alle battaglie ideologiche su questi temi - afferma Detomas - i tempi sono cambiati e la sanità pure: un tempo si stava ricoverati anche per mesi interi, oggi non è più così. Ma di certo le comunità hanno bisogno di conoscere per tempo le decisioni della politica, specie se rischiano di comportare gravi sacrifici». Dietro l’eventuale chiusura di un punto nascita, infatti, sta il destino più generale di un ospedale di periferia: «Smantellare singoli pezzi senza in cambio ridisegnare il profilo strategico di una struttura sanitaria - conclude Detomas - significa consegnarla a un inesorabile declino».


