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TRENTO. Non aspettano altro. Loro, i sinti, nelle microaree ci si trasferirebbero anche domani. Vivere nei campi abusivi significa vivere senza servizi igienici adeguati, né corrente elettrica e riscaldamento. Uno stile di vita insostenibile e poco dignitoso. Ma la creazione delle microaree, dove potrebbero trovare sistemazione definitiva tutti i nomadi che attualmente stanno nei campi abusivi, da quella che sembrava una certezza lentamente si sta mutando in mera illusione.
Il progetto esiste, ma è fermo. «Secondo la prima bozza del progetto proposto dall'amministrazione comunale, nelle microaree dovrebbe esserci una zona centrale comune con cucina e servizi igienici circondata da roulotte - spiega Alessandro Held, membro della consulta Sinti e Rom -. Noi lotteremo invece per una soluzione come Lana, dove ogni famiglia è stata sistemata in una casetta con luce, acqua corrente, bagno e cucina». Come lui, anche Mirco Gabrielli, vicepresidente dell'associazione Nevo Drom, non vede l'ora di abbandonare il campo abusivo per poter vivere dignitosamente in un luogo dotato dei servizi.
Il progetto esiste, ma è fermo. «Secondo la prima bozza del progetto proposto dall'amministrazione comunale, nelle microaree dovrebbe esserci una zona centrale comune con cucina e servizi igienici circondata da roulotte - spiega Alessandro Held, membro della consulta Sinti e Rom -. Noi lotteremo invece per una soluzione come Lana, dove ogni famiglia è stata sistemata in una casetta con luce, acqua corrente, bagno e cucina». Come lui, anche Mirco Gabrielli, vicepresidente dell'associazione Nevo Drom, non vede l'ora di abbandonare il campo abusivo per poter vivere dignitosamente in un luogo dotato dei servizi.
