TRENTO. C’erano diversi assenti ieri mattina in consiglio regionale tra le fila della maggioranza: cinque i trentini, tre assessori (Olivi, Dallapiccola, Ferrari) e i consiglieri Donata Borgonovo Re (Pd) e Graziano Lozzer (Patt). È bastato che Walter Kaswalder, ormai sempre più in rotta con il Patt, non rispondesse alla chiama in aula perché i 18 voti racimolati poco prima sul rendiconto scendessero a 17. Non sufficienti per approvare l’assestamento di bilancio della Regione. Che ora, non avendo ottenuto la maggioranza richiesta (neppure tra i consiglieri di Bolzano, anche qui i sì sono stati 17), sarà inviato all'Organo per il riesame dei bilanci.
Non è la prima volta che accade, ma quando accade sul bilancio - uno dei documenti più politici che arrivano in aula - e quando accade dopo un dibattito acceso, con le minoranze all’attacco contro «l’ennesimo svuotamento della Regione», ecco che l’incidente assume rilievo politico, in una maggioranza che da tempo (per usare un eufemismo) non dà prova di compattezza.
Kaswalder, che era in aula e aveva votato il rendiconto, al voto sull’assestamento non ha risposto alla chiama. Un’assenza che non è passata inosservata, non solo per il recente scontro andato in scena in consiglio proprio tra Kaswalder e una parte del Patt sull’elezione di Ossanna alla vicepresidenza, ma anche perché il consigliere è il presidente della prima commissione del consiglio regionale che aveva votato rendiconto e assestamento. Tra i banchi di maggioranza la sua assenza è stata subito interpretata come un’adesione alla linea delle minoranze, che in aula hanno duramente criticato due norme contenute nell’assestamento, l’abrogazione del Fondo di copertura previdenziale per i non autosufficienti e dell’assegno regionale al nucleo familiare. Due misure che erano in capo alla Regione (che già trasferiva le risorse alle due Province) e che, dal 2017 (il fondo per non autosufficienti) e dal 2018 (l’assegno familiare) passeranno in capo a Trento e Bolzano, che potranno normarle in modo distinto. Per le opposizioni si tratta dell’«ennesima spogliazione di competenze della Regione», «un disegno voluto dalla Svp a cui il Pd si è prestato», ha attaccato Rodolfo Borga (Civica), «prima avete levato i soldi alla Regione, poi togliete le competenze perché non ci sono i soldi». «È il requiem per la Regione, dobbiamo smetterla di prenderci in giro - ha incalzato Walter Viola (Pt) - ha ragione la Corte dei Conti quando dice che la Regione si è ormai ridotta ad un bancomat delle Province». Ma nel mirino del centrodestra c’è soprattutto la possibilità che la Provincia di Trento, acquisendo la gestione dell’assegno alle famiglie, riveda (al ribasso) il vincolo di accesso che oggi prevede 5 anni di residenza in Trentino Alto Adige. «Questa era la proposta dell’assessora Plotegher che non è riuscita a farla passare nel suo disegno di legge - ha tuonato Borga - ora andremo a dare ulteriori risorse a chi è arrivato l’altro ieri». Sulla stessa linea Viola e Maurizio Fugatti (Lega). E probabilmente, faceva notare più d’uno ieri in maggioranza, anche Kaswalder. «È ancora tutto da decidere, ci ragioneremo», prova a mediare il capogruppo Patt e vicepresidente del consiglio regionale Lorenzo Ossanna. Ma intanto la maggioranza incassa l’ennesima brutta figura in quella Regione che, sulla carta, si dice di voler salvare.