TRENTO. L’appuntamento per la gita è per le tre del pomeriggio, alla stazione ferroviaria. Il tempo promette bene, dopo una mattina incerta. Ma quella di ieri non è stata una normale scampagnata fuori porta domenicale. La piccola folla che si è raccolta alla spicciolata alla stazione è composta da tanti giovani stranieri, molti di colore, che hanno in comune la condizione di richiedenti asilo politico.

Con loro alcuni degli organizzatori del programma per la Giornata mondiale del rifugiato, che cade il 20 giugno, ed ha visto anche in Trentino alcuni appuntamenti per coinvolgere gli stranieri. Dopo la conferenza al Museo storico italiano della Guerra di Rovereto, che ha collegato i cent’anni dallo scoppio della Grande guerra con i rifugiati trentini costretti ad abbandonare le loro case, alla stessa stregua di chi oggi fugge dalle decine di guerre in corso, sabato si è tenuto al campo di Marco un festa con centinaia di commensali.

E ieri è stata la volta della passeggiata sul Dos Trento che ha coinvolto rifugiati e trentini. Spiega uno degli organizzatori, Stefano Canestrini, direttore del Centro Astalli: «La passeggiata ha un valore simbolico. È un’occasione di socializzazione, ma rappresenta anche un pezzo di viaggio da percorrere insieme a chi ha affrontato pericoli e disagi per arrivare qui».

Il Centro Astalli è una delle decine di associazioni, coordinate dal Cinformi (Centro informativo della Provincia) della Provincia, che collaborano per l’accoglienza agli stranieri che arrivano dal mare e che chiedono asilo. I dati aggiornati da Cinformi registrano attualmente 520 profughi, la maggior parte dei quali sono ospitati sull’asta dell’Adige, tra Trento (72), il centro di Marco (112) e Miola di Piné (17). I richiedenti arrivano con i barconi (71 sono arrivati via terra) provengono soprattutto dagli stati dell’Africa in guerra, ma anche dal Pakistan, Bangladesh e Afghanistan.

Ieri a scoraggiare molti, è stato il Ramadan, iniziato pochi giorni fa. Il divieto di mangiare e di bere durante la giornata, è un problema non da poco se uno volesse affrontare una camminata. Alla partenza sono in totale una trentina di persone, tra rifugiati, trentini coinvolti nel l’accoglienza organizzata dal Cinformi e Dipartimento salute e solidarietà della Provincia.

C’è Ahsan Ullah, afghano di 17 anni, che è partito con altre 16 persone dal suo paese ed è arrivato con un fortunoso percorso attraverso il Pakistan, l’Iran, la Siria, la Turchia, la Bulgaria e la Serbia. È a Trento da marzo e racconta: «Quando avevo pochi mesi mio papà e mia mamma sono morti sotto un bombardamento. Io ho fatto tanti lavori, dal pastore al cuoco, al cameriere. Ma adesso voglio studiare, perché in Afghanistan non sapevo nemmeno scrivere. Mi piacerebbe fermarmi a Trento e fare il sarto».

Viene dal Senegal Fati, 25 anni. Lui è originario del Casamance, una regione i n guerra da decenni perché vuole l’indipendenza. «Sono arrivato in Italia su un barcone - racconta - dopo aver lavorato in Libia per tre anni. È stato un viaggio molto pericoloso, con una barca messa male. Ora sono ospitato a Borgo e mi trovo bene. Sto studiando l’italiano e mi piacerebbe fare l’elettricista».