DIMARO. Le avevano rubato il portafoglio dalla borsetta che aveva lasciato nell’ingresso di casa. E lei, la derubata, era a soli pochi metri di distanza, in cucina intenta a pranzare. Non si era accorta di nulla fino a quando i carabinieri non hanno suonato il campanello e le hanno restituito il maltolto. La fortunata è una ragazza di Dimaro e per il furto in appartamento i carabinieri della compagnia di Cles hanno arrestato due nomadi (residenti a Trento con un ricco elenco di precedenti, anche specifici) che ieri hanno patteggiato la pena. Sei mesi una, otto l’altra.
Il furto è avvenuto sabato durante l’ora di pranzo e ha avuto un prologo decisamente «originale». I militari dell’aliquota operativa, infatti, si erano messi alle calcagna delle due donne verso le 10 di mattina dopo una segnalazione dei colleghi della stazione di Revò. Quest’ultimi le avevano intercettate in paese a bordo di un camper. Dal controllo erano «usciti» i numerosi precedenti delle due e quindi i carabinieri hanno chiesto ai colleghi in abiti civili di seguire il camper per cercare di capire quali fossero le loro ragioni.
Il sospetto che le nomadi avessero intenzioni diverse da quelle dichiarate, è divenuto più forte quando il loro camper anziché dirigersi verso Trento (avevano raccontato di aver sbagliato strada e di essere dirette a casa, chiedendo lumi circa la corretta strada da percorrere per raggiungere il capoluogo di provincia) ha preso la strada della val di Sole e, più volte, come ad individuare agevoli «obiettivi», ha percorso a bassa velocità i piccoli borghi lungo la statale del Tonale e della Mendola prima di fermarsi, intorno all’ora di pranzo, in Dimaro. Qui le due donne - sempre seguite dai carabinieri - si sono mosse a piedi per le viuzze del centro fino a quando, furtivamente, si sono introdotte in un’abitazione la cui porta era stata lasciata aperta. Con destrezza, senza essere notate dai presenti, che erano seduti tutti a tavola per il pranzo, hanno sfilato da una borsa lasciata all’ingresso un portafoglio. Tutto è successo sotto gli occhi dei carabinieri della compagnia di Cles, che le hanno bloccate non appena uscite dall’immobile. Le donne non hanno potuto che ammettere le proprie responsabilità e consegnare il maltolto nascosto nel reggiseno. Curioso particolare: si sono definite delle «professioniste», ammettendo di vivere proprio di questo, «senza fare del male a nessuno». La vittima del reato si è accorta del furto solo quando i militari hanno bussato per riconsegnare il portafoglio.