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TRENTO. Nessuno azzarda più previsioni. Del resto a vigilare sui complessi lavori sono tre Soprintendenze: quella dei beni architettonici, dei monumentali e degli archeologici. E, a cinque anni dall'inizio dei lavori, don Piero Rattin è ancora lì a chiedersi quando intravvedrà la fine. «Previsioni non ne faccio più, - afferma sconsolato - l'ultima data azzardata per la fine dei lavori, il Natale del 2010, è abbondantemente passata e noi siamo ancora a celebrare la messa sotto il tendone».
La novità che ha fatto tornare il sorriso al parroco, è che il soprintendente dei beni architettonici Sandro Flaim, ha dato il via libera alla costruzione della sacrestia. Opera che per don Rattin è indispensabile, quando mai potrà riprendere possesso della chiesa, per celebrare la messa. Quella precedente, infatti, si trovava nell'abside all'imbocco di Lung'Adige Apuleio, ma è stata restituita alla chiesa. C'è da dire che anche questa richiesta ha rallentato ulteriormente il cantiere, dato che la committenza, ovvero lo stesso parroco, chiedeva di fare un edificio ex novo, che andava perciò sottoposto al parere della Soprintendenza.
Ora il parere è arrivato: la sacrestia si farà, ma le dimensioni saranno un terzo di quelle previste, visto le proteste da parte di alcuni abitanti del quartiere che non vedevano di buon occhio un'opera nuova. Racconta don Rattin: «La sacrestia verrà costruita su un muro preesistente di 5 metri che costeggia il lato sud della chiesa e sarà parzialmente interrata, in modo da non modificare l'assetto originario dell'edificio. Si sono ridotte le dimensioni a 25 metriquadrati, il minimo indispensabile per avere uno spazio dove riporre paramenti e altri accessori per la messa. Ora speriamo che procedano spediti anche gli altri lavori».
Chiediamo al parroco di fare il punto della situazione. Il suo racconto è un elenco di ritardi: «Dopo la realizzazione del riscaldamento, si doveva passare ai pavimenti. Ma anche la decisione del tipo di pietra da adottare, ha comportato uno slittamento del via ai lavori da inizio a fine estate. Si è optato per riproporre la pietra rossa che era stata utilizzata nel 1750. Una volta messo il pavimento, si dovranno sostituire le vetrate, perché malridotte. E poi si dovrà passare agli arredi, risolvendo un altro problema: dove sistemare il vecchio altare, visto che è stato deciso di ripristinare quello trovato ad 1 metro e 50 di profondità, che risale ad epoca medioevale?». Sant'Apollinare infatti è stata riportata a livello della chiesa del 1320, scavando il pavimento di 1 metro e mezzo, ma il grosso dei reperti e delle sepolture erano sotto un altro metro e mezzo.
Per sapere che fine faranno quest'ultimi, abbiamo interpellato il direttore dei lavori, architetto Ivo Bonapace. «I reperti emersi dagli scavi più profondi - afferma Bonapace - sono stati prelevati e sono in fase di catalogazione, così come gli scheletri. Saranno questi ritrovamenti a darci nuove informazioni sulla storia della chiesa. Il reperto più pregiato, una fonte battesimale, potrà essere ammirato attraverso un pavimento in plexiglass».
Ma sulla fine dei lavori, arriva la gelata dell'architetto: «Impossibile concluderli per questo Natale. Si tratta di un intervento complesso che deve tener conto di tante esigenze: un'esperienza molto bella, perché sono emersi tanti elementi interessanti, come gli affreschi trovati dietro gli altari laterali, in buon stato di conservazione. Ma è una vicenda che comporta tanti tempi morti: la burocrazia ci uccide». Non è tutto. Don Rattin si arrovella con un ulteriore problema. «Tutti questi anni di lavoro non hanno risolto la capienza della chiesa. Abbiamo guadagnato spazio in altezza, ma i posti a sedere saranno sempre 140. Ora alla messa del sabato, la tenda contiene 250 persone. Dove metteremo tutti i fedeli, quando rientreremo in Sant'Apollinare?».
La novità che ha fatto tornare il sorriso al parroco, è che il soprintendente dei beni architettonici Sandro Flaim, ha dato il via libera alla costruzione della sacrestia. Opera che per don Rattin è indispensabile, quando mai potrà riprendere possesso della chiesa, per celebrare la messa. Quella precedente, infatti, si trovava nell'abside all'imbocco di Lung'Adige Apuleio, ma è stata restituita alla chiesa. C'è da dire che anche questa richiesta ha rallentato ulteriormente il cantiere, dato che la committenza, ovvero lo stesso parroco, chiedeva di fare un edificio ex novo, che andava perciò sottoposto al parere della Soprintendenza.
Ora il parere è arrivato: la sacrestia si farà, ma le dimensioni saranno un terzo di quelle previste, visto le proteste da parte di alcuni abitanti del quartiere che non vedevano di buon occhio un'opera nuova. Racconta don Rattin: «La sacrestia verrà costruita su un muro preesistente di 5 metri che costeggia il lato sud della chiesa e sarà parzialmente interrata, in modo da non modificare l'assetto originario dell'edificio. Si sono ridotte le dimensioni a 25 metriquadrati, il minimo indispensabile per avere uno spazio dove riporre paramenti e altri accessori per la messa. Ora speriamo che procedano spediti anche gli altri lavori».
Chiediamo al parroco di fare il punto della situazione. Il suo racconto è un elenco di ritardi: «Dopo la realizzazione del riscaldamento, si doveva passare ai pavimenti. Ma anche la decisione del tipo di pietra da adottare, ha comportato uno slittamento del via ai lavori da inizio a fine estate. Si è optato per riproporre la pietra rossa che era stata utilizzata nel 1750. Una volta messo il pavimento, si dovranno sostituire le vetrate, perché malridotte. E poi si dovrà passare agli arredi, risolvendo un altro problema: dove sistemare il vecchio altare, visto che è stato deciso di ripristinare quello trovato ad 1 metro e 50 di profondità, che risale ad epoca medioevale?». Sant'Apollinare infatti è stata riportata a livello della chiesa del 1320, scavando il pavimento di 1 metro e mezzo, ma il grosso dei reperti e delle sepolture erano sotto un altro metro e mezzo.
Per sapere che fine faranno quest'ultimi, abbiamo interpellato il direttore dei lavori, architetto Ivo Bonapace. «I reperti emersi dagli scavi più profondi - afferma Bonapace - sono stati prelevati e sono in fase di catalogazione, così come gli scheletri. Saranno questi ritrovamenti a darci nuove informazioni sulla storia della chiesa. Il reperto più pregiato, una fonte battesimale, potrà essere ammirato attraverso un pavimento in plexiglass».
Ma sulla fine dei lavori, arriva la gelata dell'architetto: «Impossibile concluderli per questo Natale. Si tratta di un intervento complesso che deve tener conto di tante esigenze: un'esperienza molto bella, perché sono emersi tanti elementi interessanti, come gli affreschi trovati dietro gli altari laterali, in buon stato di conservazione. Ma è una vicenda che comporta tanti tempi morti: la burocrazia ci uccide». Non è tutto. Don Rattin si arrovella con un ulteriore problema. «Tutti questi anni di lavoro non hanno risolto la capienza della chiesa. Abbiamo guadagnato spazio in altezza, ma i posti a sedere saranno sempre 140. Ora alla messa del sabato, la tenda contiene 250 persone. Dove metteremo tutti i fedeli, quando rientreremo in Sant'Apollinare?».
