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TRENTO. I fulmini scatenati da Gomorra, il libro dello scrittore campano Roberto Saviano, sono arrivati fino a Trento. Una querela per diffamazione, infatti, è arrivata sui tavoli della procura di Largo Pigarelli. Il motivo è presto spiegato: il libro della Mondadori è stato stampato presso lo stabilimento di Cles e per competenza, dunque, gli atti sono arrivati in Trentino. Ma il fascicolo aperto dal pm Marco Gallina ha fatto poca strada: il magistrato ha dichiarato l'«improcedibilità» poiché il presunto diffamato è deceduto da tempo. Insomma, caso chiuso ancora prima di essere aperto.
A presentare la querela presso il commissariato di Santa Maria Capua Vetere era stato Davide Passarelli, figlio di Dante, uno dei personaggi descritti da Saviano nel libro che gli ha procurato un enorme successo ma che lo costringe a vivere sotto scorta a causa delle ripetute minacce ricevute dalla criminalità organizzata.
Roberto Saviano descrive così l'imprenditore di Casal di Principe: «C'era un imprenditore che più di ogni altro aveva avuto questo potere totale, quello di divenire padrone di ogni cosa: Dante Passarelli di Casal di Principe... Non era semplicemente uno dei moltissimi imprenditori che facevano affari con e per mezzo dei clan. Passarelli era l'Imprenditore in assoluto, il numero uno, il più vicino, il più fidato».
Passarelli era finito sotto inchiesta, indagato proprio dalla procura di Santa Maria Capua Vetere, ma il procedimento penale contro di lui si era bruscamente interrotto nel settembre del 2005 a causa della morte dell'imputato.
Il figlio dell'imprenditore, Davide, ha ritenuto diffamatorie le frasi contenute nel libro di Saviano. Diffamatorie nei confronti non solo del padre, ma anche dell'onorabilità di tutta la famiglia. Per questo ha presentato querela contro Saviano. La procura di Santa Maria ha inviato gli atti a Trento per competenza, poiché il libro, edito da Mondadori, è stato stampato a Cles.
Il fascicolo è finito nelle mani del pm Marco Gallina, il quale non è entrato nel merito della questione. Secondo la procura trentina, infatti, con la morte di Dante Passarelli vengono a mancare i presupposti di procedibilità: il diritto di querela è solo della parte offesa.
Non è la prima volta che pezzi di storia italiana transitano dal Trentino per «colpa» di un libro: il giornalista Giancarlo Lehner era stato condannato a Cles per aver diffamato i pm di «mani pulite».
A presentare la querela presso il commissariato di Santa Maria Capua Vetere era stato Davide Passarelli, figlio di Dante, uno dei personaggi descritti da Saviano nel libro che gli ha procurato un enorme successo ma che lo costringe a vivere sotto scorta a causa delle ripetute minacce ricevute dalla criminalità organizzata.
Roberto Saviano descrive così l'imprenditore di Casal di Principe: «C'era un imprenditore che più di ogni altro aveva avuto questo potere totale, quello di divenire padrone di ogni cosa: Dante Passarelli di Casal di Principe... Non era semplicemente uno dei moltissimi imprenditori che facevano affari con e per mezzo dei clan. Passarelli era l'Imprenditore in assoluto, il numero uno, il più vicino, il più fidato».
Passarelli era finito sotto inchiesta, indagato proprio dalla procura di Santa Maria Capua Vetere, ma il procedimento penale contro di lui si era bruscamente interrotto nel settembre del 2005 a causa della morte dell'imputato.
Il figlio dell'imprenditore, Davide, ha ritenuto diffamatorie le frasi contenute nel libro di Saviano. Diffamatorie nei confronti non solo del padre, ma anche dell'onorabilità di tutta la famiglia. Per questo ha presentato querela contro Saviano. La procura di Santa Maria ha inviato gli atti a Trento per competenza, poiché il libro, edito da Mondadori, è stato stampato a Cles.
Il fascicolo è finito nelle mani del pm Marco Gallina, il quale non è entrato nel merito della questione. Secondo la procura trentina, infatti, con la morte di Dante Passarelli vengono a mancare i presupposti di procedibilità: il diritto di querela è solo della parte offesa.
Non è la prima volta che pezzi di storia italiana transitano dal Trentino per «colpa» di un libro: il giornalista Giancarlo Lehner era stato condannato a Cles per aver diffamato i pm di «mani pulite».
