LEVICO. "Le parole e le immagini sono azione". Al congresso del sindacato dei giornalisti, che ha avuto tra le sue voci Paolo Borrometi e Sandro Ruotolo, cronisti che vivono sotto scorta perché minacciati dalle mafie, ieri l'appello - appassionato e ruvido - è arrivato da don Luigi Ciotti di Libera. Che ha richiamato alla "responsabilità della professione". "Per essere vera l'informazione deve essere libera, responsabile e rigorosa. Oggi troppa informazione non è libera, è asservita o profondamente condizionata. E troppa informazione si è piegata alla logica del gradimento e degli indici pubblicitari". "Una democrazia - ha detto don Ciotti - sta in piedi solo se costituita da cittadini informati e attenti, desiderosi di conoscere. Se vengono dotati di coscienza critica". Il presidente di Libera ha parlato dei rischi dei social, "strumento formidabile di consenso e dunque di potere": "Ci si sono buttati i politici più scaltri per creare un rapporto immediato e fintamente paritario con il cittadino, ma così si scavalcano i tempi e i modi della democrazia. Oggi la nostra democrazia è spesso guidata dai sondaggi, ma una democrazia plebiscitaria rischia di diventare una via all'ingiustizia". "Il futuro ci chiede di andargli incontro. Ci chiede di non dimenticare che la relazione è l'essenza della vita e che gli altri sono il termometro della nostra umanità. Non possiamo tollerare un sistema nel mondo dove le cose contano più delle persone". Poi un tema caro a don Ciotti, le mafie. "Che sono cambiate e oggi sono più forti", ha denunciato, "non c'e regione che possa considerarsi esente". "L'Italia si è fermata a Falcone e Borsellino. Per alcuni anni la risposta della società civile è stata forte e generosa. Ma oggi le mafie più che mai si collocano nell'area grigia al confine tra area legale e illegale, imprenditori funzionari pubblici, massoneria".

Il segretario uscente della Fnsi Raffaele Lorusso ieri nella sua replica ha rilanciato l'allarme sulla libertà di stampa in Italia: "Oggi l'informazione è a rischio. E questo è un dato preliminare perché se non ci preoccupiamo di questo, come possiamo occuparci di lavoro?". A proposito di lavoro, Lorusso ha ribadito che per il sindacato non ci sono governi amici. Ha criticato un mancato forte impegno dei governi passati Renzi e Gentiloni per il lavoro. Quanto all'attuale governo, "come si può confrontarsi con chi definisce i giornalisti infami sciacalli (Luigi Di Maio, ndr)?". Sul tavolo resta il difficile confronto con gli editori sul contratto: "Se l'innovazione deve significare più precarietà e appalti esterni, questo è ritorno al passato", ha chiarito Lorusso. Sono tanti gli stati di crisi aperti, centinaia i posti di lavoro a rischio. E migliaia i giornalisti con retribuzioni indegne e senza tutele: "Questo - ha detto Lorusso - dovrà essere il fronte del sindacato". Il confronto è in aperto dentro la categoria sui nuovi tipi di contratti, come quello Uspi per i giornali online, c'è chi lo ritiene di serie B e chi invece, come una giovane redattrice ha ricordato dal palco di Levico, un grande passo avanti rispetto al nulla. "Dobbiamo darci l'obiettivo di includere", l'impegno di Lorusso che ha chiesto un nuovo mandato con il presidente Giuseppe Giulietti. In serata i delegati hanno rieletto Lorusso.