TRENTO. Sulla sicurezza è corsa alla manifestazione da parte del centrodestra trentino. Che però nemmeno in questa occasione riesce ad essere unito. E scende in piazza diviso. Dopo la Lega Nord (venerdì sera) e la Fiamma e La Destra (ieri pomeriggio), domani sera toccherà al Pdl.

Ieri i vertici del partito hanno annunciato il sit-in che si terrà alle 20 in piazza Dante, davanti al palazzo della Regione. Per il senatore Cristano de Eccher la responsabilità degli scontri violenti dei giorni scorsi tra immigrati è della cultura imposta dal centrosinistra-autonomista «che ha sostituito il concetto di responsabilità individuale con la logica della socializzazione delle colpe, per cui la società nella sua parte sana e migliore deve compensare la parte malata facendosene carico e sentendosene responsabile, e chi delinque non lo fa per una scelta personale ma perché la società lo ha indotto a farlo. Una totale sovversione del buon senso». de Eccher prende di mira in particolar modo il Patt, che «avallando le dissennate politiche della sinistra locale, si rende complice di quando sta accadendo». Critiche anche alla magistratura,« molto spesso troppo sbilanciata nei favori dell’ultimo degli immigrati rispetto ai legittimi diritti delle forze dell’ordine».

«Tolleranza e perbenismo non portano al controllo del territorio” – dichiara il coordinatore provinciale Giorgio Leonardi – soprattutto quando le amministrazioni deputate a dare gli indirizzi di sicurezza si esprimono concedendo consulenze a personaggi violenti quali Federico Zappini e definiscono scandalosa la dotazione di armi agli agenti di polizia locale in servizio notturno. La sicurezza non è un problema di destra o di sinistra, è un’esigenza dei cittadini. Gli stessi cittadini che con le proprie tasse si trovano a mantenere i protagonisti della guerriglia a Trento. La Provincia ha spesso più di 2 milioni di euro per accogliere 205 profughi, concede benefit quali casa Itea, corsi di lingue e buoni spesa, spesso utilizzati per l’acquisto di alcolici, come ammesso dallo stesso Dellai».

E molti di quei profughi, oltre 200 richiedenti asilo, hanno manifestato ieri mattina in piazza Dante, la piazza delle violenze dei giorni scorsi, oggi presidiata in modo massiccio dalle forze dell’ordine. Hanno chiesto di non essere allontanati dai progetti di accoglienza, di non essere cacciati dall’Italia dove sono arrivati un anno fa fuggendo dalle guerre e dalla povertà dei loro Paesi per ricostruirsi una vita. Di poter lavorare. «Non è giusto - dice uno di loro, Chaikne Traore - noi non c’entriamo con lo spaccio della droga, noi subiamo il razzismo dei nordafricani che credono di fare qui quello che sono abituati a fare nei loro paesi». «Lasciateli qui tutti liberi», era scritto su uno dei cartelli esposti dai manifestanti.

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