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STORO. Via libera all’abitabilità per un centinaio di edifici agricoli sparsi nelle campagne di Storo, Darzo e Lodrone. Dopo un iter durato alcuni anni la situazione si è sbloccata in seguito alla presa di posizione del Comitato Agricolo provinciale che a tal proposito ha espresso parere favorevole delegando ad ogni singolo comune il compito di autorizzare o meno il cambio di destinazione d’uso. «Tocca ora alla commissione edilizia di ogni singolo Comune autorizzare l’iter burocratico per quei cittadini che vorranno farne richiesta», comunica raggiante il primo cittadino storese Vigilio Giovanelli. «Si tratta di edifici agricoli – spiega - costruiti negli anni Settanta e Ottanta come edifici ad uso agricolo. Però essendo sorti in area agricola di pregio, non potevano avere l’abitabilità».
Il via libera del Comitato Agricolo di fatto va a “sistemare” da un punto di vista formale una situazione creatasi oltre vent’anni fa. «Mi ricordo, era sindaco Fiorindo Malfer in quegli anni, e tante persone costruivano questa tipologia di edifici un po’ ovunque in campagna», commenta ancora Vigilio Giovanelli, testimone della vicenda nonché già allora impegnato come amministratore in quel di Storo. Scorrendo le carte si scopre che nel 2005, ai tempi in cui era sindaco Settimo Scaglia e Vigilio Giovanelli era suo vice, venne proposta una modifica al piano regolatore generale, prevedendo tra le altre cose la possibilità di autorizzare il cambio di destinazione d’uso per questa tipologia di edifici. Tuttavia la prima risposta che giunge da Trento non è positiva e servono altri due anni prima che dalla Provincia arrivi il via libera: si modifichi pure il Prg, purché la cosa non riguardi i vecchi ruderi, ma solo gli edifici di più recente realizzazione. E così succede. La palla passa a questo punto nelle mani del Comitato Agricolo provinciale, dal quale solo in queste ultime settimane è arrivato il via libera: si proceda pure, ma solo in quei Comuni che hanno opportunamente modificato ed approvato il piano regolatore generale.
La faccenda, come è facile immaginare, non riguarda solo Storo ma anche altri sei Comuni delle Giudicarie. Complessivamente sono trentasei i Comuni in tutto il Trentino che potranno trarre immediato vantaggio da questa situazione ora sbloccatasi. «Siamo stati noi di Storo però che abbiamo insistito più e più volte per poter avere una risposta. Ora come amministrazione dovremo esprimerci, pur con l’ obbligo di garantire che questi edifici siano serviti da acqua, viabilità e rete fognaria, anche se in realtà per quest’ultimo aspetto dovrebbe bastare la vasca Imhoff, come già succede per molte abitazioni a Casa Rossa».
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