TRENTO. Con la Lega che sostiene il progetto di circonvallazione ferroviaria (la Provincia a guida Fugatti ne è il massimo esecutore), e Fratelli d'Italia che lo attacca ogni giorno (l'ultima ieri, con una interrogazione sui pericoli di veleni Pfas dallo smarino di risulta dello scavo), la vicenda del bypass ferroviario di Trento e delle aree inquinate Ex Sloi e Carbochimica è anche politica.

Interessante, a questo punto, la presa di posizione di Michele Beozzo, di Forza Italia, che non risparmia le sue bordate a nessuno. «Sorprende come alcune forze politiche vengano a manifestare dubbi e critiche sul progetto per il percorso ferroviario e l'interesse ambientale delle aree inquinate. Cadono dal pero per becero interesse elettorale, in vista delle prossime consultazioni provinciali che si svolgeranno ad ottobre» è l'attacco neanche tanto velato. Beozzo - che è anche un dipendente di Dolomiti Energia, poi va sul tecnico: «Vediamo di fare un breve riassunto della storia che evidentemente ignorano o fingono di ignorare appunto per tornaconto personale». Di cosa si parla quindi? «Siti di interesse nazionale (SIN) ai fini della bonifica. Nel Comune di Trento ha una superficie complessiva pari a circa 21 ettari, di cui 11 ettari di aree a terra e 10 ettari di rogge, costituito da aree omogenee per tipo di contaminazione e caratteristiche ambientali: area industriale dismessa ex Sloi (via Maccani) area industriale dismessa ex Carbochimica (Via Brennero) e rogge demaniali, estese per una lunghezza di circa 7 km».

Nell'area industriale dismessa ex Sloi - ricorda Beozzo, attingendo dalla relazione Sin - attualmente di proprietà di più soggetti privati, si produceva in passato dal 1939 al 1978, piombo tetraetile, utilizzato come antidetonante da aggiungere alla benzina degli aerei da guerra, poi delle auto. Lo stabilimento è chiuso dal 1978 a seguito di un incendio». Dall'altra parte della ferrovia, «Nell'area industriale dismessa ex Carbochimica (1905 - 1983 ), attualmente di proprietà di più soggetti privati. Si producevano: naftalina, olii per la preparazione del legno e peci per elettrodi e si distillava catrame». Le principali problematiche ambientali nell'area ex Sloi di via Maccani «riguardano quindi suolo/sottosuolo e acque di falda per piombo totale, piombo organico e, localmente, mercurio (derivante da un vecchio impianto cloro-soda)».

«Nell'area ex Carbochimica di via Brennero – continua l’esponente azzurro – suolo/sottosuolo e acque di falda per il superamento nel terreno dei limiti fissati dalla normativa per Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA) e solventi aromatici; l'inquinamento genera un pennacchio contaminato nell'acqua di falda, dove sono presenti sostanze inquinanti quali naftalene, solventi aromatici e fenoli che da tempo vengono trattati da una barriera idraulica». Sotto il controllo degli organi tecnici della Provincia e del Comune di Trento.

«Successivamente - ricorda Beozzo - la Commissione per la tutela dell'ambiente dagli inquinamenti esprimeva - con provvedimento n. 133 dell'11 dicembre 1990 - “parere positivo in ordine alle proposte progettuali avanzate dalla Commissione di studio istituita tra la Provincia di Trento, il Comune di Trento e la Società Chimiche Trentine S.r.l. di Trento»; insomma parte una lenta pulizia ma non di bonifica totale. Le rogge demaniali presentano contaminazione dei sedimenti dovuta alla presenza di piombo totale e piombo organico, oltre che IPA e idrocarburi.

Il Sin "Trento Nord" è stato incluso nell'elenco dei siti di bonifica di interesse nazionale dal D.M. 18 settembre 2001 a fronte di molte analisi ambientali svolte da laboratori privati incaricati così come dall' Agenzia Provinciale per la protezione dell'ambiente (APPA) e dall' Agenzia per la Depurazione (ADEP) coinvolgendo anche l'Università di Ingegneria di Trento con alcune prestigiose consulenze internazionali che portarono ad avere oltre ad un quadro puntuale della situazione in merito all'inquinamento anche ad ipotesi di bonifica con costi non indifferenti».

Beozzo ricorda poi che «La bonifica si compone di più fasi: la prima riguarda la decontaminazione delle rogge demaniali e richiede 27,50 milioni di euro (19,46 dal Ministero dell'ambiente e 8,74 dalla Provincia di Trento), partirono nel 2013 per 3 anni di lavoro», (ma siamo ancora agli inizi e il sistema scelto sembra non dare i risultati sperati, ndr). «La seconda fase riguarda la bonifica dei terreni per la quale non si hanno ancora tempi certi ma che richiederà un impegno di 50 milioni di euro. A questo va aggiunto che ad oggi non risultano Accordi di Programma sottoscritti dal Ministero».

Beozzo conclude: «Il progetto del Bypass ferroviario non è una novità di questi ultimi giorni, infatti è uno studio che ha richiesto molti anni per la sola realizzazione progettuale ed è come ben spiegava con una lettera al giornale, l'on. Giacomo Santini iniziata al parlamento europeo nel 1994. Sollevare dubbi e perplessità oggi - seppur legittimo - stride con fatti noti ed accadimenti iniziati all'inizio del 1900, insultano il lavoro di ricerca e studio portato avanti per oltre 40 anni. Le battaglie contro i mulini a vento fanno solo danni e malanni. La buona politica amministrativa della città di Trento non ha mosso un dito in 40 anni, ed erano sempre gli stessi» conclude Michele Beozzo.