TRENTO. Troppe disparità in Provincia nella gestione del Foreg, il Fondo riorganizzazione ed efficienza gestionale che viene distribuito al personale coinvolto in progetti mirati a migliorare l’efficienza della pubblica amministrazione. Punta i piedi il sindacato, mostrando per la prima volta i dati sulla distribuzione. Dai quali emerge che ai ruoli apicali, «quelli più vicini al potere» chiosa Stefano Galvagni (Uil), finiscono cifre fino a 12 volte superiori a quelle date ai lavoratori di livello più basso. «In molte altre realtà pubbliche, dall’Opera universitaria ai musei, la disparità tra il minimo e il massimo è di 1 a 4. Il Foreg dovrebbe essere uno strumento “democratico” e ispirato alla meritocrazia per premiare i lavoratori coinvolti in un progetto di miglioramento dell’amministrazione pubblica» argomenta il sindacalista. Nella sostanza, il riconoscimento andrebbe ripartito secondo il contributo fattivo dato al progetto, e se è pure nella logica delle cose che un dirigente incassi più di un subalterno, si fa largo il sospetto che il Foreg venga in realtà gestito - in una situazione di blocco contrattuale che attende il rinnovo da 5 anni - per “premiare” i dirigenti in modo piramidale, versando loro tanto di più quanto più alta è la posizione nelle gerarchie interne degli uffici. Per questo qualche giorno fa il sindacato, deciso a ritarare in maniera più equilibrata il Fondo, ha fermato la trattativa con l’ente pubblico, e domani i delegati si incontreranno con il presidente Ugo Rossi. C’è una piccola spaccatura anche nel sindacato: Cgil, Uil e Fenalt tengono duro, mentre la Cisl era pronta a firmare l’accordo con la Provincia

Anche per Cgil, Uil e Fenalt la trattativa va conclusa «ma con il risultato irrinunciabile di alzare l'importo minimo dei 250 euro lordi» dicono Galvagni (Uil), Moreno Marighetti (Cgil) e Maurizio Valentinotti (Fenalt). Le regole prevedono che per ciascun dipendente l’importo che costituisce il fondo sia di 516 euro lordi annui. Nell'accordo quadro sul Foreg è previsto che a chi verrà coinvolto (circa il 93% del personale) spetti l'importo minimo di 250 euro annui lordi se si è prestato servizio utile per almeno 6 mesi. Chi ha un periodo utile inferiore ai 4 mesi non percepisce nulla, chi è tra i 4 ei 6 mesi e viene individuato come beneficiario della quota ha invece diritto al Foreg ma non all'importo minimo (250 euro).

I dati emersi dalla trattativa raccontano però una realtà differente. Sui 3500 dipendenti provinciali, emerge che 422 non hanno percepito Foreg, 230 dipendenti non raggiungono i 250 euro, 840 percepiscono tra i 250 e i 500 euro, 846 sono tra i 500 e i 750 euro, 544 tra i 750 e i 1.000 euro, 340 tra i 1.000 e i 1.500 euro, 172 tra i 1.500 e i 2.000 euro, mentre solo 72 dipendenti percepiscono più di 2000 euro (fino a 3000). Inutile dire che man mano che la piramide del Foreg si assottiglia, si sale di gerarchia, e dunque anche di quote indennità che vanno a sommarsi al Fondo. Il risultato della somma è che 950 dipendenti non arrivano a 500 euro lordi annui, 1.231 sono tra i 500 e i 1.000 euro, 301 tra 1.000 e 1.500 euro, 224 tra 1.500 e 2.000 euro, 197 tra 2.000 e 2.500 euro, 459 tra 2.500 e 3.000 euro, 157 tra 3.500 e 4.000 euro, 92 tra 4.000 e 5.000 euro, 42 tra 5.000 e 7.000 euro e infine solo 9 superano i 7.000 euro. «Siamo favorevoli  alla meritocrazia - concludono i sindacati -, ma la premialità va ridefinita con regole e criteri comuni a tutti i dipartimenti e con un nucleo di valutazione».

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