TRENTO. Primo: «Operazioni come questa si costruiscono solo confrontandosi da posizioni di pari dignità». Quindi, niente diktat. Secondo: «Ragioniamo insieme sulle misure da intraprendere ma non per placare l’opinione pubblica, bensì in funzione dell’accelerazione delle procedure amministrative». Come dire, niente demagogia. E, soprattutto, terzo: «Fino a quando i consiglieri regionali non affronteranno la questione delle loro indennità, non accetteremo che loro vengano a dirci cosa dobbiamo fare. I tagli devono toccare tutti. Senza questo presupposto, non si andrà da nessuna parte». E qui non c’è bisogno di traduzione. Anche perché Marino Simoni, presidente del Consorzio dei Comuni, se gli si chiede di costi della politica, queste cose le ripete senza sosta, abbastanza inascoltato. E infatti, di fronte al piano della Regione anticipato ieri dal Trentino, non si inoltra nell’analisi dei vari punti: i tagli cioè alle indennità di sindaci, assessori e amministratori delle Comunità di valle.

Il no comment riguarda anche l’ipotizzata soppressione di quelle per gli assessori dei Comuni inferiori a 2 mila abitanti, che in Trentino sono ben 168 su 217. Simoni preferisce avanzare altre proposte. Non banali. Come quella di un budget a disposizione dei singoli Comuni, per consentire loro in autonomia come distribuire le risorse. Perché la tanto discussa legge Amistadi, spiega, a proposito delle indennità agli assessori partiva da una constatazione valida allora come oggi: la necessità di riconoscere l’impegno (in termini anche di tempo) richiesto agli amministratori. Ad esempio gli assessori competenti in materia di aree boschive: intere giornate trascorse ogni mese per coordinare tagli e misurazioni. E senza uscire dal territorio comunale: dunque, neppure rimborsi trasferta. Oppure quelli ai lavori pubblici, che spesso, magari quando va rifatto il sistema fognario, risolvono beghe infinite al bar, pagando da bere a cittadini più o meno inferociti per le sorti dei loro muretti. Non solo: «Dobbiamo tenere conto che molti amministratori comunali lo sono a tempo pieno, senza alcuna tutela per quanto riguarda l’assistenza, assorbita dall’indennità». E se parlare di appannaggio oggi non sarebbe praticabile, «che almeno vengano rimborsate le spese vive».

Manca però qualcosa, secondo il presidente del Consorzio dei Comuni, nel piano dell’assessore Roberto Bizzo: tagli ai numeri (e non solo alle indennità) degli amministratori. A partire dai consiglieri comunali, ma passando anche per le Comunità di valle (e quelle comprensoriali altoatesine). Guardando anche al livello statale, dove già è stato scelto di limitare a 7 il numero dei consiglieri dei Comuni fino a 5 mila abitanti. «È discutibile che vi siano rappresentanze democratiche così pletoriche - afferma Simoni - in molti casi sono anche superiori alle assemblee provinciali. Pensiamo solo al consiglio comunale di Trento: il fatto che sia composto di 50 persone stride se si considerano i 35 di quello provinciale». Senza però dimenticare che «se ragioniamo sulla rappresentanza politica, non possiamo trascurare la partecipazione dei gruppi etnici dell’intera regione». E dunque ogni provvedimento dovrà fare riferimento a entrambe le province, senza differenziazioni.

©RIPRODUZIONE RISERVATA