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TRENTO. Conviene cominciare dal 1924 allorché il giovane critico d’arte della Gazzetta di Mantova Egidio Bacchi (1897-1963), fervido interventista che a 18 anni parte per la guerra e viene ferito gravemente e mutilato (questa condizione lo piloterà nella professione), fatto prigioniero e finito a Mauthausen, pericoloso antifascista continuamente vessato dal regime locale particolarmente duro, viene a Trento a respirare arie migliori, seppure anche qui il regime non scherzi. Non era un figlio d’arte in quanto suo padre era un operaio, suo fratello Giuseppe era titolare di un negozio di alimentari in centro della città (c’è ancora ed è gestito da un figlio) e la sorella Anna era una semplice casalinga. A Mantova, convinzioni politiche a parte, Egidio si era già fatto un bel nome come critico-giornalista e come assertore del movimento dadaista.
Qui a Trento, in via Maffei, c’era la T.E.M.I. (Tipografia editrice mutilati invalidi) di cui fin da subito Egidio fa il direttore. La professione, peraltro assai delicata per la sempre incombente censura fascista, e la sua cultura lo portano a frequentare ambienti di artisti (Depero, Gino Pancheri ed altri) ma anche i salotti borghesi dove conosce Letizia Garbari (1905-1994), figlia di Vittorio, uomo molto ricco, famoso in Trentino e fuori, irredentista di grosso calibro.
Dal loro matrimonio nasce un solo figlio: Riccardo (1931). Nel 1939 dopo un’intensa attività di stampatore ma non di editore vi è la svolta: l’Associazione mutilati vende la tipografia ed Egidio con l’ausilio dell’eredità della moglie Letizia acquista la Temi (a cui ha tolto i puntini) con i suoi oltre quaranta dipendenti. È proprio qui alla Temi che vengono stampate - e dal 1950 in poi anche editate - autentiche chicche librarie. Il primo volume è di Carlo Pacher, padre di Gian: “La Cattedrale di Trento”.
Attorno ad Egidio e ai suoi vari sodalizi politico-culturali nascono veri cenacoli, soprattutto artistici. Un momento tragico dell’amicizia di Egidio con gli artisti: Gino Pancheri è in compagnia proprio di Egidio Bacchi quando salta per aria nel bombardamento americano del 2 settembre 1943. Gino morirà dopo alcune settimane, Egidio rimane ferito soltanto leggermente. Delle atmosfere culturali si nutre il figlio Riccardo che dopo la laurea a Bologna in Giurisprudenza, affianca il padre nella Temi. Riccardo partecipa anche attivamente alla vita politica con il Psdi e poi il Psi, è presidente della Camera di commercio, consigliere d’amministrazione dell’ospedale Santa Chiara, contitolare della libreria Disertori. Sua moglie Cornelia Negri, preziosa collaboratrice nella casa editrice, gli dà Andrea (1959) che, professore associato in Storia d’Arte Medievale e Moderna a Trento, tra due mesi passerà dall’università di Bologna, e Luca (1962), laureato in Letteratura italiana contemporanea, che a partire dal 1990 prosegue con il padre nell’avventura della Temi.
Tanti bei titoli, volumi preziosi, tante collane (l’ultima, alla quinta uscita, è “Guide del Trentino”), ma un futuro segnato. Né Andrea né Luca sono sposati e, tantomeno, hanno figli. E dunque, quando anche Luca attaccherà al chiodo il timbro “imprimatur”, la gloriosa Temi dei Bacchi chiuderà.
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