TRENTO. Un disegno di legge di iniziativa popolare, da affidare al Parlamento dopo aver raccolto le 50 mila firme necessarie, per proporre un nuovo Statuto di autonomia. Il progetto illustrato ieri dell’associazione “Per una Comunità responsabile” promette di dare nuovo impulso al dibattito politico locale sulla necessità, sempre più stringente in giorni di spending review, di riformare le basi dell’autonomia speciale. Spending review che tra l’altro sarà al centro, già domani, del terzo laboratorio tematico dell’associazione, dopo quelli di Ragoli (alle Regole di Spinale e Manez) proprio sul terzo Statuto, e il secondo su “Autonomia e lavoro”, sui cui esiti si è soffermato ieri Franco Ianeselli della segreteria della Cgil. la giornata di approfondimento si terrà nella sede di Mondo Melinda, a Mollaro di Taio: su aspetti non strettamente tecnico-finanziari della questione ma, allo stesso tempo, cercando di rispondere a domande specifiche riguardanti il futuro della nostra specialità: cercando ad esempio di capire quanto siano percorribile in caso di frizioni estreme con Roma i richiami all’ancoraggio internazionale.

In settembre scenderà invece a Trento il sudtirolese Günther Pallaver, politologo dell’Università di Innsbruck, per fare il punto su ciò che sta avvenendo sopra Salorno, con la Svp alle prese con gli scenari del dopo Durnwalder. Tema imprescindibile, quello dei rapporti con Bolzano, per lo spirito con cui “Per una Comunità responsabile” intende affrontare la sfida del terzo Statuto: «Un rilancio che deve avvenire dal basso - ha spiegato lo storico Giuseppe Ferrandi, presidente dell’associazione - coinvolgendo la società civile». Compresa quella altoatesina, visto che la volontà è quella di recuperare la Regione come istituzione solo politica, spogliandola dunque della gestione delle residue competenze. E si sa come a Bolzano, storicamente, di Regione si voglia sentir parlare il meno possibile. Più in generale è però la complessiva visione dell’autonomia a dividere le due province. Lo ha sottolineato Cristiano Trotter, presidente della Comunità del Primiero: «A Trento il problema è quello della conservazione delle ragioni che la legittimano - ha spiegato - mentre a Bolzano, benché spesso in maniera strumentale, i temi etnici non sono ancora stati superati».

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