TRENTO. La memoria - la sola memoria fatta di celebrazioni e riti - ormai non basta più. E' nemmeno è più tempo di sola indignazione. C'è da festeggiare la Liberazione «anche» questo 25 aprile che sta ormai dietro l'angolo. Ma in quest'Italia minata dal'interesse e dal'ego non passa più un solo giorno senza che qualcuno s'azzardi a fare «Carta straccia» della Costituzione. E così il 25 aprile chiama più che mai alla mobilitazione delle coscienze: sarà tanto più incisiva quanto più anagraficamente unificante.
Ne sono convinti i promotori di una giornata della Liberazione che a Trento - in piazza Dante - affiderà all'arte il compito di difendere e rilanciare una storia - la Resistenza - che all'Italia ha garantito un dna di libertà, di morale e di etica. Oggi quel dna in troppi vorrebbero monipolarlo per farne egoismo ed iniquità.
L'Arci, (con Wanda Chiodi) è il motore di un'iniziativa - presentata ieri - - che ha trovato nell'Anpi, (l'associazione dei partigiani) e in un motivato gruppo di realtà culturali la collaborazione necessaria.
E' un impegno che scommette sui linguaggi artistici - sulla loro formidabile capacità di immediatezza - per coinvolgere tutti. Ma più di tutti, i giovani. Una scelta che l'Anpi, (con Sandro Schmid), sottolinea con forza. «Chi crede che l'Anpi sia un cronicario di reduci e la festa della Liberazione un rito stanco si sbaglia. Sempre più spesso, sempre più intensamente, lavoriamo con i giovani. La loro libertà è il regalo di chi è morto per combattere il nazisfascimo. Mai ai martiri della Resistenza non si deve solo gratitudine. Bisogna impedire che quel loro sacrificio venga vanificato. Bisogna difendere la Costituzione. Oggi, purtroppo, lanciare questo appello non è nè retorico, nè inattuale. Nè, tantomeno, rituale».
La Costituzione - ieri lo si è ripetuto con toni inorriditi - è minacciata. Nelle sue fondamenta. Un «peone» berlusconiano vuol riscrivere l'articolo Uno: annullare ogni equilibrio tra poteri per consegnare, anche formalmente, l'Italia ad un Parlamento di «nominati» che risponde ad un «capo» convinto di essere al di sopra di ogni diritto.
E c'è il senatore dall'anima nera mai sbiadita - il trentino de Eccher: vuole vietare il divieto di ricostituire il partito fascista. Estemporaneità di singoli? I promotori dell'happening del 25 aprile sono convinti del contrario. Il disegno anti Costituzione - spiega allarmato il segretario della Cgil - punta anche sul lavoro: «Un' abberrante idea di libertà d'impresa vuol fare rabula rasa dei diritti acquisiti dai lavoratori in anni di lotte. Offrendo in cambio un "non futuro" ai giovani».
In questo quadro disarmante, l'arte varia che animerà piazza Dante dalle 15 a mezzanotte proporrà diversi protagonisti e diverse esperienze ma una scommessa comune: «liberare» la parola, la musica, la recitazione, la performance per dare un senso di attualità, di comprensibilità e di partecipazione ai valori della Liberazione.
Laboratorio «Si Può fare», «Terra del fuoco», «Limen», «Spazio off» hanno fornito il materiale umano e artistico all'happening. Si leggeranno, musicate, le lettere di condannati a morte della Resistenza e si incontrerà la poesia gitana di otto musicanti che sposano mirabilmente ritmo e parola.
Si potrà godere di un folk alla nitriglicerina di marca sicula e, sempre dal sud, un «singer» racconterà i lampedusani come la tv non li ha mai mostrati. Ci sarà l'energia di una band trentina emergente insieme alla commistione tra suono e teatro per omaggiare la dolcezza di una storia partigiana. E così via. Divertendo, certamente, ma usando lo spettacolo come un'arma. L'arma della civiltà e del civismo.

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