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TRENTO. Nel gennaio dello scorso anno, erano stati condannati a pagare mille euro per aver fotocopiato libri violando la legge sul diritto d’autore. Ieri, in Corte d’Appello, i dieci titolari di sette note copisterie di Trento sono stati assolti per non aver commesso il fatto.
A inguaiare i titolari della Dattilomeccanica, della Società Cooperativa Sedico, della Tecnoitalia, della Top Office, della Duomo Center, di Inter Nos e della Uniservice erano stati gli investigatori privati ingaggiati dalla Aidro, l’Associazione italiana per i diritti di riproduzione delle opere dell’ingegno. Nel marzo del 2007 l’associazione decise di indagare sulle copisterie di Trento per capire se nell’attività di riproduzione dei libri fossero rispettate le norme sui diritti d’autore. E così si affidò ad alcuni specialisti che si finsero clienti riscontrando violazioni in ognuna delle sette copisterie. In poche parole, gli investigatori avrebbero accertato che in qualche caso sarebbe stato superato il limite del 15% di riproduzione massima di ciascun libro, in altri casi il limite sarebbe stato rispettato con l’omissione del relativo versamento dei diritti alla Siae. La normativa sui limiti di riproduzione in fotocopia è molto complessa, ma può essere riassunta così: non si può fotocopiare più del 15% di un libro coperto dal diritto d’autore. Questo limite può essere superato qualora il testo non sia più in commercio. I titolari delle copisterie sono tenuti a corrispondere un compenso agli autori dei libri tramite il pagamento di un bollo alla Siae.
Per questo Le aziende erano state colpite da decreto penale di condanna, ma molti avevano deciso di opporsi e, nel successivo processo con rito abbreviato, erano state condannate al pagamento dei mille euro.
Gli avvocati difensori delle copisterie - Nicola Stolfi, Andrea de Bertolini, Giovanni Rambaldi, Alberto Pontalti e Alberto Cunaccia - avevano contestato l’accusa principalmente su due punti. Gli investigatori ingaggiati dalla Aidro, secondo i legali, sarebbero stati molto, troppo insistenti nel chiedere le fotocopie del libro, fino quasi all’«istigazione». Gli avvocati, inoltre, avevano contestato la mancata identificazione di chi materialmente ha fatto le copie dei libri, tanto che davanti al giudice sono finiti i legali rappresentanti. L’allora gup Pascucci aveva accolto solo parzialmente le ragioni della difesa, derubricando il reato in semplice «attività di riproduzione». Ieri, la Corte d’Apello ha riconosciuto la validità della seconda contestazione e ha assolto tutti.
A inguaiare i titolari della Dattilomeccanica, della Società Cooperativa Sedico, della Tecnoitalia, della Top Office, della Duomo Center, di Inter Nos e della Uniservice erano stati gli investigatori privati ingaggiati dalla Aidro, l’Associazione italiana per i diritti di riproduzione delle opere dell’ingegno. Nel marzo del 2007 l’associazione decise di indagare sulle copisterie di Trento per capire se nell’attività di riproduzione dei libri fossero rispettate le norme sui diritti d’autore. E così si affidò ad alcuni specialisti che si finsero clienti riscontrando violazioni in ognuna delle sette copisterie. In poche parole, gli investigatori avrebbero accertato che in qualche caso sarebbe stato superato il limite del 15% di riproduzione massima di ciascun libro, in altri casi il limite sarebbe stato rispettato con l’omissione del relativo versamento dei diritti alla Siae. La normativa sui limiti di riproduzione in fotocopia è molto complessa, ma può essere riassunta così: non si può fotocopiare più del 15% di un libro coperto dal diritto d’autore. Questo limite può essere superato qualora il testo non sia più in commercio. I titolari delle copisterie sono tenuti a corrispondere un compenso agli autori dei libri tramite il pagamento di un bollo alla Siae.
Per questo Le aziende erano state colpite da decreto penale di condanna, ma molti avevano deciso di opporsi e, nel successivo processo con rito abbreviato, erano state condannate al pagamento dei mille euro.
Gli avvocati difensori delle copisterie - Nicola Stolfi, Andrea de Bertolini, Giovanni Rambaldi, Alberto Pontalti e Alberto Cunaccia - avevano contestato l’accusa principalmente su due punti. Gli investigatori ingaggiati dalla Aidro, secondo i legali, sarebbero stati molto, troppo insistenti nel chiedere le fotocopie del libro, fino quasi all’«istigazione». Gli avvocati, inoltre, avevano contestato la mancata identificazione di chi materialmente ha fatto le copie dei libri, tanto che davanti al giudice sono finiti i legali rappresentanti. L’allora gup Pascucci aveva accolto solo parzialmente le ragioni della difesa, derubricando il reato in semplice «attività di riproduzione». Ieri, la Corte d’Apello ha riconosciuto la validità della seconda contestazione e ha assolto tutti.
