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TRENTO. Il web la incoraggia e fa il tifo per lei con i “mi piace” che fioccano a centinaia. Lei, che di coraggio e forza ne ha da vendere, ringrazia: «Sono solo una principiante, ma che figata...». Provate a pensare, ed è cimento non semplice, che cosa possa passare per la mente di una ragazza di 30 anni che si trova a dover “muovere” per la prima volta un braccio bionico. Lei Melania Corradini, nonesa di Tassullo, di prove nella vita nella sua vita ne ha affrontate, e vinte, un sacco. E mica solo in modo simbolico: sciatrice paralimpica, ha fatto incetta di medaglie mondiali, vinte con classe cristallina e con quel sorriso che di Melania è diventato una sorta di marchio di fabbrica. Già, perché il fatto di essere venuta al mondo senza il braccio sinistro non ha certo affievolito la voglia di vivere una ragazza che ha saputo imporsi, anche, ai livelli più alti dello sport: ora Melania sorride in un video, e ai tecnici della Ottobock che glielo chiedono riesce anche a sollevare in modo spiritoso il terzo dito di una mano che sembra essere presa da un film del futuro. Ma è che in realtà è un prodotto di questa azienda innovativa di Budrio.
Già alla Ottobock sono specializzati in protesi anche per chi non vuole rinunciare a correre da protagonista, pur se magari privo di uno e entrambi gli arti inferiori. Nel caso di Melania la novità si chiama BeBionic, ovvero diventa bionico. Concetto che ci è stato fatto vedere in decine di film di fantascienza ma che, evidentemente, è realtà: «Sono solo i primi test» si giustifica sul social Corradini nel ribattere agli “wow” e ai “finalmente” arrivati a centinaia da quando ha deciso di mostrare sui social i progressi con il suo nuovo braccio bionico.
Una mano robotica, anzi un arto intero, che si integra con i muscoli ed il sistema nervoso di chi la indossa. A farla funzionare sono i segnali che vengono dal braccio e che sono raccolti dagli elettrodi che stanno nel rivestimento interno della protesi. Melania è stata, ed è, un esempio per tantissime persone. Messa sugli sci sin da piccola dai suoi genitori, a dieci anni ha cominciato l'attività agonistica durante la quale non si è fatta mancare nulla, nemmeno tutte le medaglie arrivate copiose. Per un po’ di tempo, da piccola (ma erano altri anni ed i materiali erano diversi) Melania ha portato una protesi, ma le era scomoda e l'ha quasi subito abbandonata. Ha imparato a fare tutto con un braccio solo: sugli sci ha dovuto fare i conti con un equilibrio più precario ma che ha saputo compensare con quella grinta che è diventata il suo tratto più evidente: nella sua bacheca svetta l'argento conquistato nelle Paralimpiadi di Vancouver nel 2010. Poi quattro medaglie ai mondiali tra cui l'oro in supercombinata a Jeongseon e i 5 podi in Coppa del Mondo.(g.t.)
