MOENA. Al Parlamento Europeo, il moenese Alessandro Chiocchetti lavora da 22 anni. Ma è da un paio che dice di occuparsi di qualcosa che “capita una sola volta nella vita”: è ai vertici del gabinetto di Antonio Tajani, presidente del Parlamento Europeo, e, tra il resto, segue Brexit e Conferenza dei presidenti.

Com’è arrivato dalla Val di Fassa al Parlamento Europeo?

Dopo una laurea a Padova e un corso per la carriera diplomatica, ho fatto uno stage alla Commissione Europea: è stato in quell’occasione che ho capito come funzionava l’Unione e che mi sarebbe piaciuto lavorarci. In quel periodo ho avuto la possibilità di partecipare a un concorso per entrare nello staff del Parlamento, una prova difficile che mi ha permesso di diventare funzionario. Due anni fa, il presidente Tajani mi ha voluto nel suo ufficio. Dopo le elezioni di maggio, se Tajani sarà confermato, resterò nel gabinetto di presidenza, sennò passerò alla direzione del coordinamento legislativo.

Com’è l’esperienza col presidente?

Faticosa, impegnativa ma molto interessante, come l’attualità caratterizzata dalla Brexit.

Se ne occupa direttamente?

Su nomina del presidente, faccio parte della task force della Brexit per il negoziato con i britannici. Seguo anche i negoziati sul bilancio 2021-2027 , che determinerà i finanziamenti comunitari per i vari settori. Poi, accompagnando Tajani, partecipo ai consigli europei con tutti i capi di governo: un’esperienza che si fa una sola volta nella vita.

L’Europa è molto criticata, chi lavora per le sue istituzioni avverte il clima avverso?

C’è la percezione della distanza sempre maggiore tra cittadini e istituzioni, conseguenza di anni di disinformazione. Esempio ne è la Brexit: per tutti gli anni in cui la Gran Bretagna ha fatto parte della UE i media ne hanno parlato male. Solo con i recenti negoziati sono emersi i vantaggi di essere nell’Unione.

Quali ad esempio?

Banalmente, la possibilità, grazie al mercato unico, di volare con pochi euro da Treviso a Bruxelles o a Madrid, oppure se si è italiani e si sta male in Germania di essere assistiti dal sistema sanitario tedesco. Bruxelles è lontana, ma è la stessa distanza che c’è tra Trento e Roma. Parte della responsabilità sulla disaffezione all’Europa è dei politici nazionali che, quando le cose vanno bene, si attribuiscono il merito, mentre quando c’è qualche problema lo addebitano all’Europa. I vantaggi di essere cittadini europei sono molteplici, infatti gli inglesi, se potessero, tornerebbero sui loro passi.

È possibile una scappatoia alla Brexit?

Il problema degli inglesi è come restare senza fare brutta figura. Bisogna partire da due considerazioni: l’accordo definito con Theresa May è il migliore possibile, ma non esiste accordo migliore dell’appartenenza alla UE. Ora assisteremo al voto del parlamento britannico e probabilmente sarà contro l’accordo.

Quindi, cosa succederà?

Se il Regno Unito se ne andasse il 29 di marzo senza accordo sarebbe una catastrofe: trasporti, commercio, energia e tanto altro nel caos. Se il governo vota contro l’accordo potrebbe poi ritirare l’articolo 50 (di uscita dall’Unione) oppure indire un referendum per scegliere di uscire dall’Unione con o senza accordo, o ancora, prevedere che per tale referendum ci siano emendamenti al parlamento britannico per rimanere in Europa. Gli addetti ai lavori propendono per quest’ultima ipotesti.

Da anni vive nel cuore dell’Europa, le manca qualcosa della Val di Fassa?

La gente, le montagne e la lingua madre, il ladino, che non vedo l’ora di parlare quando torno a Moena o con i fassani che vengono a trovarmi a Bruxelles.