TRENTO. «Finalmente! Sono trent'anni che aspettiamo questo passo. Posso dire solo che era ora» - esclama Paolo Zanella, presidente dell'Arcigay Trento, se gli si chiede un commento in merito al decreto Cirinnà, che dalla metà di agosto entrerà ufficialmente in vigore, consentendo le unioni civili tra persone dello stesso sesso.

I Comuni sono pronti – come ci era stato detto dalla maggior parte dei sindaci interrogati negli scorsi giorni, e come è stato ribadito ieri mattina da Alessandro Andreatta, nella conferenza stampa post-giunta - ma ad essere ancor più pronti, sono, senza alcun dubbio, i soci dell'associazione.

«William e Vittorio sono una coppia da 43 anni» - racconta Zanella - «Erano in attesa di questo momento da moltissimo tempo. Ora potranno finalmente sposarsi. Perché mai dovrebbero avere delle esitazioni?». Il Comune nel quale sarà celebrato il rito, sarà proprio quello di Trento. Mentre la data, già stata fissata per la metà di settembre, fa pensare che, con tutta probabilità, i due si riveleranno essere la prima coppia omosessuale a sposarsi in territorio trentino.

La prima di molte, visto che – come ci aveva già detto Fabrizio Paternoster, dirigente dell'Anagrafe di Trento, e come ci ha ribadito il presidente dell'Arcigay – coloro che hanno chiesto informazioni sono circa una decina. «Anche se, confido» - prosegue Zanella - «che in realtà siano molti di più quelli intenzionati a sposarsi. In fondo c'è poco da chiedere, il rito sarà semplice, esattamente uguale a quello delle coppie eterosessuali (con un celebrante, due testimoni e delle firme da apporre). Mancherà praticamente solo una formula particolare». Pochi, pare, anche i timori e le agitazioni da parte delle coppie già sposate all'estero, che al momento non è ben chiaro come dovranno muoversi: «A breve il decreto stesso ci dirà come agire».

Di fronte alle polemiche e a quei sindaci, come Fabio Dalledonne del Comune di Borgo, che sceglieranno di non celebrare l'unione, Paolo Zanella replica: «Nel 2016 certe prese di posizione mi fanno soltanto sorridere». Si tratta però, secondo Claudio Cia, di “coerenza con ciò che si crede”. In una replica alle dichiarazioni degli scorsi giorni da parte dei vari primi cittadini, il consigliere provinciale e regionale scrive infatti: «Ci troviamo di fronte a un bivio, da una parte abbiamo sindaci di centrosinistra e alcuni pseudocivici che si adeguano alle leggi, ponendole al di sopra della propria coscienza, dall’altra abbiamo qualche amministratore che riesce ancora a far prevalere la propria coscienza, senza per questo impedire il rispetto della legge, consapevole che l’unico vero fallimento nella vita è il non agire in coerenza con i propri valori».