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TRENTO. E' di un milione 173 mila quintali d'uva la vendemmia 2011 in Trentino, che ha interessato oltre diecimila ettari di vigneti, con un calo di produzione del 6,1% rispetto allo scorso anno. Più consistente è il calo delle uve nere (-12,9%) mentre più contenuto risulta quello delle bianche (-3,3%).
Complessivamente le uve raccolte sono poco più di 855 mila quintali a bacca bianca (72,9%) e 317 mila quintali a bacca rossa (27,1%). La maggior parte della produzione di uva del Trentino è di bianca con lo Chardonnay in testa (30%), seguito dal Pinot grigio (27,4%)e dal Mueller Thurgau (8,9%) che insieme rappresentano i 2/3 del totale.
Sul fronte delle uve nere le principali varietà sono il Teroldego (7,5%), il Merlot (6,3%), il Marzemino (3,2%), lo Schiava (3,0%) e il Cabernet (2,6%). Questi sono alcuni dei dati più significativi della produzione vitivinicola resi noti dai vertici del Consorzio vini del Trentino riunitisi nella sede della cantina Cavit a Trento.
"Più qualità meno quantità anche se i fattori che hanno influito sono per lo più climatici: dal tempo caldo e asciutto nel periodo precedente la vendemmia, ai danni da grandine". Lo ha detto Elvio Fronza, presidente del Consorzio vini del Trentino nell'illustrare i dati della vendemmia 2011. "E' tuttavia raccomandabile che nel lungo termine si riduca la produzione di vino a favore della qualità del prodotto - ha aggiunto -. Molti vigneti in Trentino si trovano nel fondo valle e qui sarebbe bene fare una riconversione a frutteto, un po' come in Alto Adige dove nel fondo valle ci sono i meleti e in collina i vigneti".
Mauro Lunelli oltre a sostenere la necessità di giungere ad un progressivo calo di produzione a favore della qualità ha anche puntato il dito sul bisogno di aprire nuovi mercati extraeuropei, in Cina, Russia e Giappone dove "da qualche tempo l'apprezzamento del vino italiano sta crescendo, tanto più in un Paese dove non esiste la tradizione occidentale che da' la preferenza ai vini francesi. Il punto e' semmai - ha sottolineato Lunelli - è di poter partecipare alle politiche di indirizzo della commercializzazione che vengono prese in parte da Trentino marketing e in parte dalla Camera di commercio, passandoci sopra la testa".
Complessivamente le uve raccolte sono poco più di 855 mila quintali a bacca bianca (72,9%) e 317 mila quintali a bacca rossa (27,1%). La maggior parte della produzione di uva del Trentino è di bianca con lo Chardonnay in testa (30%), seguito dal Pinot grigio (27,4%)e dal Mueller Thurgau (8,9%) che insieme rappresentano i 2/3 del totale.
Sul fronte delle uve nere le principali varietà sono il Teroldego (7,5%), il Merlot (6,3%), il Marzemino (3,2%), lo Schiava (3,0%) e il Cabernet (2,6%). Questi sono alcuni dei dati più significativi della produzione vitivinicola resi noti dai vertici del Consorzio vini del Trentino riunitisi nella sede della cantina Cavit a Trento.
"Più qualità meno quantità anche se i fattori che hanno influito sono per lo più climatici: dal tempo caldo e asciutto nel periodo precedente la vendemmia, ai danni da grandine". Lo ha detto Elvio Fronza, presidente del Consorzio vini del Trentino nell'illustrare i dati della vendemmia 2011. "E' tuttavia raccomandabile che nel lungo termine si riduca la produzione di vino a favore della qualità del prodotto - ha aggiunto -. Molti vigneti in Trentino si trovano nel fondo valle e qui sarebbe bene fare una riconversione a frutteto, un po' come in Alto Adige dove nel fondo valle ci sono i meleti e in collina i vigneti".
Mauro Lunelli oltre a sostenere la necessità di giungere ad un progressivo calo di produzione a favore della qualità ha anche puntato il dito sul bisogno di aprire nuovi mercati extraeuropei, in Cina, Russia e Giappone dove "da qualche tempo l'apprezzamento del vino italiano sta crescendo, tanto più in un Paese dove non esiste la tradizione occidentale che da' la preferenza ai vini francesi. Il punto e' semmai - ha sottolineato Lunelli - è di poter partecipare alle politiche di indirizzo della commercializzazione che vengono prese in parte da Trentino marketing e in parte dalla Camera di commercio, passandoci sopra la testa".
