TRENTO. «Fino a qualche anno fa erano polacchi, rumeni e slovacchi a lavorare tra le vigne e i filari delle aziende trentine. Oggi, invece, sono sempre più numerosi i nostri ragazzi. La crisi economica e il blocco del mercato del lavoro, infatti, stanno riavvicinando alla terra anche i giovani italiani e addirittura sul territorio abbiamo diverse aziende vinicole che riescono ad affidarsi in toto a soli trentini». E’ il presidente dei Vignaioli del Trentino Lorenzo Cesconi a spiegare come sta cambiando il mondo della vendemmia. A pochi giorni dal via della raccolta dell’uva, infatti, comincia a delinearsi il trend che caratterizzerà questa stagione 2015. Una stagione che dovrebbe far tornare sui valori normali la produzione di uve che l’anno scorso, invece, era crollata: stando ai dati del Consorzio vini del Trentino nel 2014 era stato raccolto un milione di quintali di uve mentre quest’anno le stime parlano di una crescita tra il 5% e il 10%.

«Le previsioni lasciano un po’ il tempo che trovano - spiega Cesconi - quel che possiamo dire è che se l’anno scorso avevamo avuto 24 giorni di pioggia solo ad agosto e che a stento durante la vendemmia si era riusciti ad entrare, fisicamente, nelle vigne perché erano troppo allagate, quest’anno potremmo avere il problema inverso. Ha fatto molto caldo e ha piovuto poco: le temperature alte, soprattutto nella notte, costringono la pianta a consumare più acidi e dunque riducono l’acidità dell’uva, necessaria alla produzione di buoni bianchi e spumanti. Comunque stando alle quantità di produzione i dati sono confortanti e dovremmo tornare sugli standard degli anni passati». Quel che cambierà di certo, in questa vendemmia, sarà la data di avvio della raccolta (il caldo, infatti, ha velocizzato la maturazione delle piante: si comincerà intorno al 20 agosto con lo chardonnay) e la nazionalità di provenienza dei raccoglitori. Infatti, come spiegava il presidente dei Vignaioli, sono in continuo aumento i vendemmiatori di origine trentina. E, di conseguenza, sono in continua crescita le aziende che decidono di affidarsi a solo personale locale.

Tra queste c’è l’azienda agricola Eredi di Cobelli Aldo che si trova a Sorni di Lavis. Lì tre fratelli, Devis (37 anni è tecnico Agrario diplomato presso l’Istituto Agrario di S. Michele all'Adige), Tiziano (34 anni Enologo con Laurea conseguita a Udine) e Ivano Cobelli (19 anni studente dell'Istituto Agrario di S.Michele all'Adige), hanno rilevato l’azienda del padre, Aldo, scomparso prematuramente e hanno deciso di svilupparne la produzione vinicola. «E oggi possiamo dire, anche con un po’ di orgoglio che tutto il personale che collabora con noi è di nazionalità italiana - spiega il fratello più grande Devis - praticamente tutto trentino, tranne un ragazzo toscano che verrà a fare uno stage in vigna questa stagione. In questi ultimi anni, infatti, le cose sono molto cambiate. Prima tutte le aziende agricole si affidavano essenzialmente a polacchi, rumeni, slovacchi. Persone capaci e grandi lavoratori, che però venivano qui esclusivamente per il denaro. Lavoravano, mettevano da parte e poi se ne tornavano a casa loro a spendere quanto guadagnato. Adesso le cose vanno diversamente. Siamo sommersi di curriculum di ragazzi italiani, di tutto il Centro-Nord che ci chiedono di poter venire a fare la stagione. Studenti, per tirare su qualcosa in vista dell’università; ragazzi più grandi che anche se laureati trovano nella vendemmi il modo per guadagnare qualcosa in attesa di altre occupazioni; ragazzi più giovani che magari, prima della crisi, se volevano una pizza chiedevano i soldi ai loro genitori e li ricevevano mentre oggi sono costretti a guadagnarsi qualche soldino da spendere poi durante l’anno». Insomma il ritorno alla campagna e ai lavori stagionali anche per i ragazzi trentini è ormai un dato di fatto. «Penso che questa sia una cosa bella- completa Cesconi - uno degli aspetti positivi della crisi. Così’ i nostri giovani riscoprono il loro territorio e quindi la loro cultura perché il vino è parte della cultura trentina». «E le squadre di lavoro sono molto più affiatate - completa Aldo Cobelli - si crea uno spirito di gruppo bellissimo. E i giovani capiscono che impegno c’è dietro la produzione di un buon vino. In questo modo, quindi, si può cambiare anche il loro approccio al vino e tutto il territorio ne guadagna sia in termini economici che culturali».

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