TRENTO. È arrivato con una mezz’ora d’anticipo alla sala della Cooperazione, accompagnato dal candidato presidente di Sel alle prossime provinciali Emilio Arisi. Il completo è quello grigio d’ordinanza e stranamente non porta l’orecchino, nell’atrio ha stretto mani e salutato militanti vecchi e nuovi - quasi sorprendente il numero di giovani in platea - che lo attorniavano. Quando è salito sul palco, il simbolo di Sinistra Ecologia e Libertà che troneggiava sul maxischermo alle sue spalle, Nichi Vendola ha fatto quello che da tempo non si sentiva più: un comizio politico.

«Il cambiamento non si fa con i “gattopardi” della destra – ha detto Vendola – per questo noi non siamo a fianco del Pd con il governo Letta: le alleanze le avevamo fatte, ma non sono né un destino nè possono essere una resa rispetto a ciò in cui crediamo». Il tema alleanze, del resto, è importante non solo a livello nazionale, ma anche a livello locale per il Trentino, visto che alle provinciali Sel ha deciso di correre da sola, fuori dall’alleanza del centro-sinistra autonomista siglata da Pd, Upt, Patt, Verdi e Socialisti e con il proprio candidato presidente Arisi, ginecologo dell’ospedale Santa Chiara e un passato nel Pci. A chi gli chiedeva, poi, cosa pensasse delle liste civiche coalizzate a favore di Mosna, Nichi Vendola ha regalato un aforisma di un’eleganza tagliente, definendo quello del patron della Diatec «un civismo dell’ultim’ora, che non è altro che uno dei modi per far rinascere un’ideologia senza citarla, nel nome di un supposto efficientismo manageriale che va sempre, inevitabilmente, nella direzione di tagliare su welfare e servizi sociali».

Non lo ha nascosto, del resto, a partire dal saluto rivolto a «compagni e compagne»: per Vendola esistono ancora due forze in campo, la destra e la sinistra. «Conservatorismo significa mantenere inalterate le diseguaglianze – ha continuato nel suo intervento – e il Partito Democratico deve accorgersi di quanto serva un cambiamento vero, che non sia gestione di potere ma che ricostruisca la speranza distrutta da vent’anni di berlusconismo, difendendo il diritto all’istruzione pubblica, alla sanità e al lavoro». La platea ha sottolineato con un lungo applauso, poi, il passaggio sulla questione ecologica, cavallo di battaglia della candidatura di Arisi e molto caro anche al segretario nazionale. «Quello della nostra terra è un tema antico che parla di cose nuove – ha detto Vendola – perché ecologia non è solo conservazione del suolo, ma un modello di sviluppo, che può portare ricchezza al nostro Paese». Immancabile, poi, è stato il tema dell’autonomia speciale del Trentino, argomento che talvolta si è rivelato spinoso per qualche politico nazionale. «Io sono per un’autonomia aperta – ha detto Vendola – che non è nicchia di privilegio ma un valore di convivenza che arricchisce l’Italia, e contro le politiche neocentralistiche di questo Governo». Nonostante l’oratoria del suo segretario, tuttavia, Sel del Trentino potrebbe finire per fare la parte del manzoniano vaso di coccio in mezzo a vasi di ferro, rischiando di essere schiacciata e rimanere ininfluente rispetto alle due coalizioni contrapposte di Rossi e Mosna. Anche a questo Vendola ha risposto serafico che «chi osa vince» e anzi, nel caso in cui il centro-sinistra autonomista non raggiungesse la salvezza del 40%, «Sel potrà ragionare di un eventuale appoggio esterno solo a condizione di portare avanti un programma di sinistra».

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