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TRENTO. Il problema pareva risolto con l’eliminazione della maggior parte delle campane adibite alla raccolta vestiti, gestite da società private. Ma non è stato così: sono scomparse infatti quelle bianche, ma sono rimaste quelle azzurre (al parcheggio di Via Pergher) e quelle rosa (a Mattarello) che creano una situazione di degrado urbano, visto l’utilizzo non corretto dello smaltimento dei vestiti. Se il servizio fosse a regola d’arte, le campane sarebbero agibili e periodicamente svuotate dalle ditte che le hanno installate.
Succede invece che ignoti blocchino la basculante con cuscini, corde o qualunque altra cosa che serve per bloccarle e la gente è costretta o a riportarsi a casa gli indumenti, oppure a lasciarli per terra. In seguito qualcuno passa, fa una selezione degli abiti sparpagliandoli per tutta l’area circostante, lasciandoli sotto le intemperie o sparsi anche dal vento. A quel punto, rovinati e non riutilizzabili, le società interessate non li raccolgono, altrettanto fa Dolomiti Ambiente. In questo caso a ragione perché si tratta di un’area privata e la situazione peggiora perché altri cittadini portano in continuità altri indumenti e (come si vede nelle foto che pubblichiamo, ndr.), preparandoli nei sacchi del residuo che non dovrebbero essere lasciati in questi punti di raccolta. Meraviglia anche la quantità di indumenti che i trentini sembrano dismettere con svizzera precisione. La situazione non è chiara. C’è chi si giustifica dicendo che gli indumenti vengono lasciati apposta a terra e non all’interno delle campane, perché così chi ne ha bisogno può prenderli con maggiore facilità. C’è chi trovando le campane inutilizzabili, piuttosto che riportarsi a casa i sacchi preferisce abbandonarli, facilitati dal fatto che si tratta di aree non video sorvegliate.
La cosa certa è che laddove si trova una campana, il caos è garantito. La soluzione? Visto che gli abiti sono smaltibili nei Crm di zona, non si capisce il motivo di questa delega a privati di tale raccolta. Ci sono i mercatini dell’usato tramite i quali è anche possibile ricavare qualcosa dalla loro vendita. E non per ultimo, la Caritas raccoglie gli indumenti sia per interventi di prima necessità che per rivenderli a basso costo.
Succede invece che ignoti blocchino la basculante con cuscini, corde o qualunque altra cosa che serve per bloccarle e la gente è costretta o a riportarsi a casa gli indumenti, oppure a lasciarli per terra. In seguito qualcuno passa, fa una selezione degli abiti sparpagliandoli per tutta l’area circostante, lasciandoli sotto le intemperie o sparsi anche dal vento. A quel punto, rovinati e non riutilizzabili, le società interessate non li raccolgono, altrettanto fa Dolomiti Ambiente. In questo caso a ragione perché si tratta di un’area privata e la situazione peggiora perché altri cittadini portano in continuità altri indumenti e (come si vede nelle foto che pubblichiamo, ndr.), preparandoli nei sacchi del residuo che non dovrebbero essere lasciati in questi punti di raccolta. Meraviglia anche la quantità di indumenti che i trentini sembrano dismettere con svizzera precisione. La situazione non è chiara. C’è chi si giustifica dicendo che gli indumenti vengono lasciati apposta a terra e non all’interno delle campane, perché così chi ne ha bisogno può prenderli con maggiore facilità. C’è chi trovando le campane inutilizzabili, piuttosto che riportarsi a casa i sacchi preferisce abbandonarli, facilitati dal fatto che si tratta di aree non video sorvegliate.
La cosa certa è che laddove si trova una campana, il caos è garantito. La soluzione? Visto che gli abiti sono smaltibili nei Crm di zona, non si capisce il motivo di questa delega a privati di tale raccolta. Ci sono i mercatini dell’usato tramite i quali è anche possibile ricavare qualcosa dalla loro vendita. E non per ultimo, la Caritas raccoglie gli indumenti sia per interventi di prima necessità che per rivenderli a basso costo.
