TRENTO. Atti vili, che non fermeranno gli sforzi, compiuti da oltre 40 Comuni, per l'accoglienza dei richiedenti asilo. Ma anche il percorso per il loro inserimento sociale. Che ha portato, in alcune realtà virtuose come Baselga di Piné, persino a contratti di assunzione degli “ospiti” in alcune attività economiche locali.

L’assessore provinciale alle politiche sociali Luca Zeni non ha nessuna intenzione di cedere a ricatti. Anzi. E neppure la popolazione trentina, che sta dimostrando con i fatti di essere per l’inclusione sociale.

Assessore, nonostante l'atto vandalico, la casa di soggiorno sarà comunque usata per l'accoglienza delle donne?

Certo, ci mancherebbe. Noi avevamo in programma di inviare lì le ragazze la settimana prossima. Abbiamo già fatto l'incontro con la popolazione, condiviso il progetto con i sindaci e le associazioni… Quindi proseguiremo come da programma.

A Soraga la situazione era diversa: non era ancora noto se i profughi sarebbero stati ospitati dall'albergo oggetto del primo attentato...

Anche a Soraga non cambierà nulla. Prima del fatto avevamo concordando con i sindaci di verificare se si trovava una serie di appartamenti. Un certo numero è stato individuato. Dobbiamo verificare gli aspetti tecnici e poi decideremo, ma i tempi sono ravvicinati.

Lei si spiega che origine possano avere questi atti?

Non ho elementi per dirlo. Credo però che siano atti di persone isolate e vili, perché non hanno il coraggio di protestare a viso aperto. La comunità trentina è altra cosa.

Che tipo di risposta si aspetta dagli abitanti?

Quella che già nell'incontro di giovedì ci ha dato: di una comunità magari per certi aspetti preoccupata ma disponibile a fare la propria parte perché questa accoglienza si trasformi in un momento di interazione autentico e di coinvolgimento.

C'è stato qualcuno che ha espresso contrarietà dettate da un’idea preconcetta sugli stranieri?

Sì, c'era un gruppo del Veneto, che non c'entrava nulla ma che era venuto a dire che i profughi vanno respinti, ma mi pare abbia ottenuto l'effetto opposto. E c'era chi, tra i residenti, aveva manifestato preoccupazione, come è comprensibile. Però abbiamo visto che nei Comuni ospitanti, già più di 40, sono molti gli esempi di integrazione autentica, di solidarietà e volontà di coinvolgimento.

Gliene viene in mente qualcuno?

Il più noto è quello di Baselga di Piné, che ospita più di venti persone, un numero importante. Inizialmente era stata manifestata preoccupazione, ma oggi è diventato un esempio di integrazione forte con questi ragazzi, molti dei quali hanno trovato opportunità lavorative.

So che c'è chi lavora alla pasticceria Serraia, ad esempio.

Sì, anche in un bar e da un meccanico, che io sappia. Altri sono stati messi a fare la pulizia delle strade e altre attività dall'amministrazione locale.

I richiedenti asilo possono essere stipendiati, vero?

Va fatta una distinzione. C'è chi fa volontariato, appunto, aiutando nelle case di riposo o tenendo corsi di inglese per i trentini. Chi partecipa a tirocini, che prevedono venga corrisposta una somma attorno ai 300 euro per un'attività di formazione lavoro, somma detratta poi dal pocket-money. Ma i richiedenti possono anche lavorare normalmente, se riescono a trovare un impiego: anche in questo caso l'introito viene decurtato dei 30 euro al giorno destinati all'accoglienza. Osserviamo una richiesta, da parte loro, di trovare impiego, perché hanno interesse a costruirsi opportunità per il “dopo” e a camminare con le loro gambe.